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È
di questi giorni l'ultima moda importata dagli USA e fatta
propria dalle società calcistiche, vale a dire quella di ritirare
la maglia dei loro giocatori più rappresentativi. Ha cominciato
il Cagliari con Gigi Riva, ha proseguito il Milan con Paolo
Maldini, mentre il quotidiano "La Repubblica" sta raccogliendo
firme per convincere la Juventus a ritirare la maglia numero
sei, quella dell'incomparabile Gaetano Scirea.
Personalmente ci piacerebbe molto che qualche mass-media lanciasse
invece una campagna per eliminare l'assurda numerazione di
maglie a cui si assiste ogni giorno; già perché ormai
non si può neanche usare la canonica frase ogni domenica.
Undici sono i giocatori in campo, undici i ruoli del gioco
del calcio e quindi undici i numeri delle rispettive maglie.
E poi, chi si immagina una squadra senza più il numero dieci,
quello del fantasista per antonomasia, o senza il mitico numero
uno? Che tristezza veder giocare un portiere con il numero
90, un centravanti con il 2, uno stopper con il 46 o il terzino
con il 33.
Nulla da eccepire sulla qualità e la storia dei giocatori
di Milan e Cagliari, rimaniamo invece perplessi per quanto
riguarda la Juve, che, per ogni ruolo ha sempre avuto, ha,
e, si spera, avrà fior di campioni e fuoriclasse, non solo
in campo ma anche in panchina. In questo modo la Juventus
dovrebbe ritirare almeno una ventina di maglie, se pensiamo,
tanto per fare degli esempi, a qualche "panchinaro" che in
qualsiasi altra squadra sarebbe stato titolare inamovibile
e che, quando chiamato in causa, si è sempre rivelato determinante
(Altafini, Spinosi, Bodini, Vignola, Rampulla e tanti altri).
Chi ha avuto la fortuna di veder giocare il grande, inarrivabile
Gaetano Scirea ne ricorda il suo carattere schivo,
ma sempre ben disposto verso stampa e tifosi, il suo inimitabile
senso della posizione, la sua pulizia di intervento, ma sempre
efficace, il suo modo di stare in campo che ne ha fatto di
lui IL LIBERO per definizione. Gaetano Scirea ha dimostrato
che è possibile essere grandi campioni senza vivere necessariamente
sotto la luce dei riflettori, conservando nel proprio intimo
valori profondi basati sul rispetto altrui e (anche) per questo
motivo deve essere sempre indicato come modello ai giovani.
Gaetano Scirea rimarrà per il numero sei come giocatore
così come il numero dieci come uomo. La sua tragica scomparsa
in Polonia mentre andava a visionare i prossimi avverasri
della Juve in Coppa Uefa (un impronunciabile Gornik Zarbrze),
non solo ha spezzato una vita umana, ma ha spezzato sul nascere
il progetto tecnico che stava costruendo con l'amico-fratello
Dino Zoff. Noi vorremmo tanto che i calciatori che hanno fatto
grande la Juve fossero ricordati intitolando loro opere ed
edifici di proprietà sociale, in modo che il loro nome sia
per sempre legato a qualcosa di tangibile. Le maglie no, quelle
rimangano come monito e sprone ai nuovi arrivati, che siano
onorati di indossare quella casacca e stimolati a fare ancora
meglio dei loro illustri predecessori.
5 feb. 2005
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