Sono rimasti. Tutti. Gigi Buffon è stato il primo, a cascata lo hanno seguito tutti gli altri. A questo punto resta da chiedersi una cosa sola: perché? Non era forse questa la Juventus della smobilitazione, dello smantellamento, della possibile messa in liquidazione? Una Juve a scartamento ridotto, dalla navigazione a vista, con l’unico obbiettivo di assicurarsi un posto in Europa soltanto per far tornare a quadrare i conti ma con poche velleità di successo. Praticamente un’altra Juve, pressoché irriconoscibile per non dire deforme. La Juve che piace a chi l’ha sempre odiata e continuerà a farlo anche adesso che la Triade, “quella che rubava”, non c’è più.
Se i campioni sono rimasti, tutti quanti, significa allora che non è così. Che non siamo affatto al capolinea di una storia iniziata 110 anni fa su una panchina di corso Re Umberto a Torino ma stiamo assistendo probabilmente ad un nuovo inizio. A qualcosa in cui vale la pena di credere ancora. Altrimenti uno come Buffon, un portiere che farebbe gola ai club di mezzo mondo, un posto dove andare se lo sarebbe sicuramente trovato. E come lui supponiamo pure Trezeguet, Camoranesi, Nedved, financo Del Piero, perché va bene essere considerati una bandiera ma fessi no. Chi è disposto a continuare a lavorare in un’azienda senza prospettive, incapace di fornire garanzie e dal futuro incerto? Nessuno, tanto meno loro.
Quindi, non sono stati i soldi, o soltanto quelli , a farli decidere di restare. Anzi, secondo le nuove logiche elkaniane, chi è rimasto ha dovuto accettare pure una decurtazione di stipendio. E’ vero, con Buffon è stato fatto uno strappo alla regola, però altrove Gigi avrebbe potuto portare a casa molto ma molto di più. Come tutti gli altro. Difronte al prendere o lasciare, hanno preferito prendere. Richiedo: perché? Dicono esista un progetto, e in quello hanno voluto credere. Un progetto che come minimo sarà molto ambizioso, altrimenti non ne giustificherebbe la sottoscrizione pressoché unanime.
Le favole le si leggono solo sui libri per bambini, e i nostri campioni sono sufficientemente cresciuti e non hanno certo bisogno di favolette ben raccontate per farsi convincere a sposare una causa. Se non ci credi non ci sono storie che tengano. Però se lo sposi significa che le carte che hai chiesto di vedere erano sufficientemente convincenti per farti capire che nessuno sta barando. Eppoi una volta nella vita è bello vedere che esiste gente con ancora qualche valore da mostrare. La devozione e la lealtà verso la propria società che tanto gli ha dato permettendogli di diventare quelli che sono, l’onore e la gloria da difendere da chi ha osato metterli in dubbio, il coraggio di accettare sfide difficili, il rispetto verso chi ti ha voluto e continua a volerti bene e forse da oggi ancora di più di prima. La sfida non poteva che ripartire da loro, dai nostri 5 samurai. Lo speravamo noi tifosi, ci hanno creduto i dirigenti, e così è stato. Questa non è una favola, è una storia vera ed abbiamo la fortuna di viverla. Grazie campioni.
E' uscito
e lo troverete in in tutte le librerie il nuovo libro
di Marcello Chirico: "Il novissimo Gobbo". Lopera,
divisa in due parti, è dedicata al pianeta Juventus
in tutte le sue articolazioni; nella prima, troviamo i
giocatori
che, dalla
fondazione
del club ad oggi, hanno vestito. . . . .
Ecco
la copertina dell'ultimo libro di Marcello Chirico (giornalista
de <Il Giornale> e opinionista di Telelombardia)
edito da Armenia Editore e con la prestigiosa prefazione
del vicepresidente juventino, Roberto Bettega.
Il libro è in vendita in tutte le migliori librerie
al prezzo di 12 euro, ma può essere acquistato
anche on line facendone direttamente richiesta al sito
www.armenia.it
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proprieta della Juventus F.C. S.p.a.
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