|
Nato nel popolare quartiere periferico di Madonna di Campagna
il 27 dicembre 1950, percorre tutta la trafila delle squadre
giovanili bianconere a partire dal Nagc (Nucleo addestramento
giovani calciatori sotto la cura di Mario Pedrale) e dopo
un anno in prestito al Varese (dove tra l'altro incontra Liedholm
come allenatore) indossa la maglia titolare nel 1970 e la
onora fino al 1983.
Ci sono campioni di coraggio, temprati da infortuni e difficoltà
più di quanto non si esaltino per i successi conseguiti
e Roberto Bettega ne è il tipico esempio. Per fortuna
la Juventus ha sempre creduto in lui e gli è sempre
stata vicina, sia nel 1972 quando venne colpito da un'infezione
polmonare, sia nel 1981 quando il portiere dell'Anderlecht
Munaron gli causò la rottura dei legamenti del ginochhio
con una sciagurata uscita. In entrambi i casi era stato dato
per finito dalla critica, in entrambi i casi Bettega seppe
recuperare alla grande e diventare un simbolo della società;
che poi, a fine carriera, abbia assunto la vicepresidenza
juventina raccogliendo il testimone da un altro grande, Boniperti,
nessuno si è stupito più di tanto: possedeva
già la stoffa del manager quando era in calzoncini.
Sotto
un acquazzone torrenziale le squadre giovanili di Juventus
e Varese si affrontano a Vercelli; in tribuna Liedholm non
ha occhi che per un giovane attaccante bianconero di nome
Bettega e lo chiede in prestito alla Juve. Il Varese allenato
dallo svedese sarà la rivelazione del campionato cadetto
del 1969 e Bettega vince la classifica marcatori, alla pari
con Bonfanti e Braida, con 13 reti.
Bettega viene anche premiato con la coppa Ponti quale miglior
giocatore della serie B, questi exploit del giovane torinese
non passano inosservati alla dirigenza bianconera che lo richiama
alla casa madre. L'esordio in serie A avviene alla prima giornata,
il 27.09.1970 ed è un esordio col botto: rete vincente
a Catania. In quella Juve allenata dal giovane Picchi si inserisce
a meraviglia ed a meraviglia si intende con i due compagni
di reparto, Anastasi e Causio.
Dopo aver gonfiato la rete per altre dodici volte, la stagione
successiva "Bobby-gol" è già diventato
un punto fermo della squadra. Il colpo di testa è la
sua arma micidiale, ma la sua grandezza sta anche in altro;
possiede tecnica di raro riscontro per un attaccante, ambidestro
astuto ed intelligente riesce ad andare in rete anche di tacco.
Ne sa qualcosa Cudicini beffato a S.Siro da una rete da cineteca
nel famoso 4-1 di fine ottobre.
Ma il dramma era dietro l'angolo. Il 16 gennaio del 1972
si gioca al Comunale Juventus-Fiorentina, Bettega fa appena
in tempo a mettere a segno la sua decima marcatura stagionale
che due giorni dopo viene ricoverato in clinica. Quello che
sembrava essere un malanno stagionale si rivelava invece una
terribile infiltrazione polmonare; molti temono per il suo
futuro, ma una lunga rieducazione in montagna lo rende pronto
per il raduno estivo ed a giugno Boniperti annuncia: "Sarà
Bettega il nostro miglior acquisto".
Ed infatti vince il suo secondo scudetto consecutivo realizzando
anche otto centri; seguiranno poi due secondi posti dietro
a Lazio e Torino, ma intanto nel 1975 Bettega assapora anche
la maglia azzurra, esordendo ad Helsinki.
Ed anche con l'Italia Bettega riesce ad esprimersi al meglio
e regalare alcune "perle" da cineteca; sua è
la splendida rete in tuffo di testa a Roma contro l'Inghilterra
che di fatto sancisce il visto per l'Argentina, dove trafigge
i padroni di casa in uno dei pochi incontri seri di quel Mundial
farsa organizzato per celebrare la dittatura militare del
paese sudamericano. E sempre in Nazionale suo fu il poker
di reti rifilato alla Finlandia nel 1977 sotto gli occhi dei
suoi tifosi al Comunale torinese. Ormai anche per Bearzot
era un punto fermo della sua formazione.
Nella Juve che getta letteralmente alle ortiche uno scudetto
già vinto, insieme a Zoff, Bettega, realizzando 15
reti in 29 gare, può dirsi l'unico esente da colpe;
l'anno successivo con l'arrivo di Trapattoni, Benetti e Boninsegna
arriva la tremenda vendetta bianconera e con lo scudetto giungerà
anche il primo trofeo internazionale, quella Coppa Uefa difesa
con i denti al San Mames di Bilbao dove "Bobby-gol"
realizza un altro dei suoi storici centri.
A livello personale riesce finalmente a vincere la classifica
marcatori nel 1980 e per l'occasione si trasforma anche in
rigorista.
Vince un altro scudetto nel 1980-81, comincia molto bene la
stagione successiva con cinque reti in sette partite, ma il
destino è nuovamente pronto a tirargli un altro brutto
tiro.
Il 4 novembre 1981 si gioca Juventus-Anderlecht valevole
per la Coppa dei Campioni, il portiere dei belgi rovina in
uscita sull'attaccante bianconero procurandogli la lesione
dei legamenti. Quello che è più grave però,
è il fatto che a causa di quell'infortunio Bettega
si vede costretto a saltare i mondiali spagnoli e privarsi
quindi di un titolo mondiale alla cui qualificazione aveva
contribuito in modo determinante.
Bearzot, che considera Bettega alla stregua di un figlio,
aspetta fino all'ultimo momento utile a stilare la lista dei
ventidue nella speranza che l'attaccante si riprenda completamente,
poi quando riceve il no definitivo di Bettega che non intende
rischiare più del dovuto, si rassegna.
Nel frattempo in campo Bettega aveva già assunto un
ruolo di play-maker avanzato, cioè non soltanto finalizzava
le azioni di attacco, ma stava diventando anche un grande
suggeritore di gioco, quasi a ripercorrere anche sul prato
le orme del maestro Boniperti.
E' in quegli anni che la Juve viene identificata sempre più
con Bettega e lui con essa, tanto che esita a polemizzare
apertamente con chiunque, siano i commentatori sportivi Brera
e Zanetti, sia il presidente romano Viola, sia la federazione
stessa.
Epico il diverbio avuto alla "Domenica Sportiva"
con Brera nel quale concluse che "i giocatori passano,
ma la Juve resta", o quello, sempre nella stessa trasmissione,
quando accusò la testata di "terrorismo giornalistico"
per aver sospettato che anche la società torinese fosse
coinvolta nel calcio-scommesse.
A dispetto di chi lo dava nuovamente per finito, Bettega rientrò
nei ranghi nella stagione 1982-'83, in tempo per ricevere
l'ultima delusione della carriera agonistica, la sconfitta
di Atene, la pagina più buia di una Juventus luminosa.
Lascia quindi la Juve per vivere l'esperienza canadese nelle
fila del Toronto Blizzard, ma non solo. In terra nordamericana
comincia a studiare seriamente da manager, tutti in Juventus
davano per scontato un suo ritorno da dirigente, sarebbe stata
la naturale prosecuzione della sua vita fuori dal rettangolo
verde.
Quando si parla di un suo possibile rientro in Italia, a part-time
nell'Udinese, è vittima di un altro incidente stradale
nei pressi di Santhià e tutto sfuma; si era nell'inverno
del 1984 e bettega dovette accontentarsi di entrare nello
staff di Canale 5 come commentatore sportivo.
Dieci anni dopo viene eletto alla vicepresidenza juventina
raccogliendo il testimone, non solo idealealmente, passatogli
dal presidentissimo Boniperti.
Insieme all'amministratore delegato Antonio Giraudo ed al
direttore sportivo Luciano Moggi forma una "triade"
che con Marcello Lippi in panchina riapre un altro ciclo di
grandi vittorie juventine. E finalmente Roberto Bettega dirigente
riuscirà a mettere le mani su quei trofei che per mera
sfortuna gli erano sfuggiti da calciatore.
Bilancio nella Juventus: 481 presenze, 178 reti, così
ripartite: campionato 326 (129), Coppa Italia 73 (22), Coppe
europee 81 (27).
Bilancio in Nazionale: 42 presenze per 19 reti.
Albo d'oro: 7 scudetti (1972, 1973, 1975, 1977, 1978, 1981,
1982), 2 Coppa Italia (1979, 1983), 1 Coppa Uefa (1977), capocannoniere
in serie A con 16 reti (1980), capocannoniere in serie B con
13 reti (1969).
9 ott 2002
|