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Il 17 maggio 1987 si gioca Juventus-Brescia e su Torino si
abbatte un vero diluvio, sono gli dei del calcio che piangono
il ritiro del loro figlio prediletto, quel Michel Platini
che da quindici anni allieta loro e tutti gli amanti del calcio.
In realtà Michel aveva già "staccato la
spina" all'indomani di quel maledetto 29 maggio 1985,
quando la furia assassina degli hooligans inglese rovinò
quella che doveva essere la festa più bella; per Platini,
profondo uomo di sport ed innamorato del football, assistere
impotente a quella barbara umiliazione era troppo, quello
non era più il suo mondo.
Paradossalmente
descrivere Platini calciatore non è tra le cose più
facili, solo chi ha avuto la fortuna di averlo visto giocare
può riassaporare nella memoria quegli attimi di assoluta
felicità dati dalla perfezione calcistica del francese.
Ironico, distaccato, addirittura sfrontato nello sdrammatizzare
un mondo, quello del pallone, che si prende troppo sul serio,
capace di giocate impossibili e di battute fulminanti; tutti
gli elogi a Michel Platini si possono riassumere nel commento
finale dell'Avvocato: "Nella Juve nessuno è mai
stato al suo livello e se in futuro ci sarà qualcuno
che lo supererà lo ammetteremo a malincuore".
Proprio l'intervento diretto di Giovanni Agnelli sbloccò
la trattativa condotta sino allora da un titubante Boniperti
(come sempre il buon Giampiero amministrava con parsimonia
e saggezza il patrimonio societario): "Lo abbiamo acquistato
per un pezzo di pane e sopra ci abbiamo messo il caviale"
disse in conferenza stampa l'Avvocato riferendosi all'ingaggio
di Platini. Mai soldi furono così ben spesi e probabilmente
mai sfruttarono tanto ed in poco tempo.
In cinque anni di Juve Platini vince tutto quello che è
possibile vincere, compreso un Mundialito clubs che veniva
organizzato a Milano dalla Fininvest!
Come spesso accade l'inizio non è dei più incoraggianti,
lui e Boniek vengono inseriti in una squadra in cui quasi
tutti si fregiano del titolo di campioni del mondo conseguito
in Spagna, in più una fastidiosa pubalgia lo tormenta
per i primi sei mesi; Platini chiede tempo, la critica è
impaziente, i compagni non lo assecondano, nasce la grande
amicizia con Zibì Boniek ("vedevamo sempre e solo
passare il pallone sulle nostre teste"), i tifosi cominciano
a rimpiangere il sacrificato Brady, poi il chiarimento nello
spogliatoio ed infine la tanto sospirata guarigione. Platini
comincia a farsi conoscere ed a segnare goals a raffica: saranno
16 in 30 partite di campionato, sufficienti a vincere il primo
dei tre titoli consecutivi di capocannoniere.
La prima rete ufficiale con la maglia bianconera la realizza
in realtà contro il Pescara in Coppa Italia, ed è
già una rete alla sua maniera: si avvicina all'area
avversaria quasi corresse sul velluto e trafigge il portiere
abruzzese con uno di quei morbidi pallonetti che solo lui
poteva disegnare; erano trascorsi solo sette minuti dal fischio
d'inizio e Le Roi presentava le sue credenziali al pubblico
del Comunale.
La prima rete in campionato avviene il 19 settembre, alla
seconda di campionato, in Juve-Cesena 2-0, il portiere cesenate
Recchi è la prima vittima.
In realtà la stagione 1982-83 porta solo delusioni
ai colori bianconeri, secondi in campionato e sconfitti dall'Amburgo
nella finale di Coppa dei Campioni; a poco servono le vittorie
in Coppa Italia e del Mundialito.
L'anno successivo è quello della consacrazione definitiva
di Platini e della "sua" Juventus che si aggiudica
l'accoppiata scudetto e Coppa delle Coppe. Il francese realizza
20 reti in 28 gare di campionato, ma l'apice personale lo
raggiunge portando la nazionale francese ad aggiudicarsi il
Campionato europeo al Parco dei Principi. Neanche a dirlo,
il goleador principe di quell'edizione degli Europei risulta
essere, con otto centri, un certo Platini, in un'annata capolavoro
che lo porta ad essere, probabilmente il n°1 al mondo.
Si aggiudica il terzo "Pallone d'oro" consecutivo,
un'impresa che non era riuscita neanche a Cruyff.
Il 1984-85 registra la conquista della Supercoppa europea
sul Liverpool, a Torino, e della Coppa dei Campioni sempre
contro i "reds" nella tragica notte di Bruxelles.
Platini è avvilito, in crisi, si rifugia in Francia
per riflettere su quel mondo dorato del pallone che ora gli
trasmette solo nausea. Agnelli e Boniperti lo rincuorano e
lo convincono a tornare, ma quando riesplodono le polemiche
dopo un Juve-Verona di Coppa Campioni ( viene accustao di
essere amico dell'arbitro francese Wurz), denuncia tutto il
suo malessere verso l'esasperazione tutta italiana che ruota
intorno al pallone.
Sembra stanco dell'Italia e delle sue continue polemiche,
lui che si stupisce dei fischi dopo un Juve-Hvidovre 3-3 ("in
Francia avrebbero ringraziato per tutte queste reti"),
il Servette e mezza Europa gli fanno una corte spietata. E'
tentato di dall'idea di andare a giocare in un campionato
meno stressante di quello italiano; la società vigila,
né Boniperti, né Trapattoni, né tanto
meno il suo mentore, l'Avvocato, gli mettono fretta, tutti
capiscono i tormenti psicologici in cui versa Michel e nel
contempo tutti hanno paura di fare una mossa sbagliata e perderlo
per sempre.
Il 1985 si conclude con la vittoria della Intercontinentale
a Tokyo, dove al termine di un'autentica battaglia contro
l'Argentinos Jrs., la Juve sale sul tetto del mondo. In quell'occasione
un imbecille arbitro tedesco, tale Roth, annulla inspiegabilmente
a Platini una rete da cineteca. Nonostante "l'ineffabile"
giacchetta nera, la partita di Tokyo riconcilia Platini con
il calcio, ed è il primo segnale per la scelta definitiva
di rimanere juventino a vita.
In campionato nel girone di ritorno la Juve vola e si aggiudica
la vittoria finale, pur essendo presente in tutte le partite
Platini realizza "solo" 11 reti ed una dolorosa
tendinite ne diminuisce il rendimento. Al termine vola in
Messico per i Mondiali dove contribuisce all'eliminazione
dell'Italia, trafiggendo Galli in Francia-Italia 2-0; sarà
l'ultimo exploit personale con la nazionale transalpina.
Il 1986-87 rappresenta il canto del cigno. La Juve cambia
tantissimo, forse neppure lui riesce a riconoscerla: non c'è
il Trap, non ci sono tanti "senatori" che lo avevavo
affiancato anni prima, si mette ugualmente al servizio di
una squadra declinante, ma i suoi lampi di classe non bastano.
A 32 anni avrebbe ancora potuto dimostrare la sua classe,
ma decide che è ora di dire basta; chiude una carriera
iniziata a 17 anni nel Nancy, poi proseguita nel Saint-Etienne
prima di completarsi come calciatore e come uomo a Torino.
E' sempre stato una vedette e preferisce ritirarsi con dignità,
quando ancora non si trascina stancamente da un campo all'altro
a celebrare a se stesso.
Quel 17 maggio è un giorno davvero speciale: Boniperti
rimane seduto in tribuna per tutti i novanta minuti, quasi
per riempirsi gli occhi fino all'ultimo secondo delle sue
giocate, una tristezza irreale avvolge il Comunale, i suoi
compagni lo vedono per la prima volta commuoversi seriamente.
"E' davvero la fine" sono le prime parole che Platini
pronuncia da ex calciatore: umili, semplici e dissacranti
come sempre, umili, semplici e dissacranti come il suo personaggio,
ma sempre al momento giusto nei posti giusti.
Si può dire che Platini, a differenza di tanti altri
fuoriclasse, sia stato davvero "troppo oltre" per
tutto il mondo del calcio, per gli avversari, per i giornalisti,
per gli stessi tifosi, tutti, spesso in soggezione di fronte
alla sua disarmante semplicità.
La Juve e Platini si sono scambiati gli anni più belli,
hanno vinto i trofei più belli, quelli che nessuno aveva
saputo conseguire, si sono completati a vicenda, ma la cosa
di cui Platini va più orgoglioso è un'altra: non
ha mai polemizzato con nessun collega. Parola di Re.
Merci, Michel.
N.B: Ci rendiamo conto che una scheda simile è del tutto
riduttiva rispetto alla grandezza del personaggio in questione;
per chi volesse approfondire la conoscenza del "pianeta"
Platini suggeriamo i seguenti testi:
M.Platini: "La mia vita come una partita di calcio", Rizzoli 1988
F.Colombo: "Platini", SIAD 1985
R.Signori: "Platinissimo", Forte Editore, 1985
G.P.Ormezzano:"Merci, Michel", VHS
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