| Anastasi
il Pelè bianco: così recitava uno striscione sempre
ben in vista al vecchio Comunale. Lavvento di Petruzzu
alla Juventus fu quantomeno rocambolesco; infatti nel 1968 Anastasi
giocava ancora nel Varese (dove peraltro aveva rifilato ben
tre reti in campionato alla Juve in un incontro perso a Varese
per 5-0!) ed era in procinto di essere acquistato dallInter.
Anzi, aveva già indosso la casacca nerazzurra essendo
in prova ai milanesi in unamichevole estiva dove per la
cronaca segnò pure due reti.
Durante lintervallo però lAvvocato
Agnelli concluse direttamente con lallora presidente
varesino Borghi lacquisto del centravanti sulla base
di 650 milioni, cifra record per lepoca, ed una fornitura
di motori per frigoriferi allazienda di cui lo stesso
Borghi era proprietario. Anche il primo approccio con lambiente
bianconero non fu dei più semplici, sia a livello societario,
sia a livello tecnico. Il presidente Catella lo congeda invitandolo
a presentarsi nuovamente in sede con un abbigliamento più
congruo (era senza cravatta e con i capelli lunghi), mentre
lallenatore Heriberto Herrera, un noto sergente
di ferro, più e più volte lo riprese in
allenamento ritenendolo non capace di inserirsi negli schemi
previsti. Va detto che HH2, questo era il soprannome di Heriberto,
era un perfezionista allinverosimile ed intransigente
non solo verso la squadra ma verso sé stesso per primo
e conseguentemente non cercava e concedeva simpatia. Comunque
riuscì a vincere una Coppa Italia ed uno scudetto con
una squadra di certo non eccezionale.
Invece il pubblico torinese adottò
subito come proprio beniamino quel picciotto catanese dallaria
timida e spaurita, forse ben cosciente di essere entrato in
un gioco ben più grande di lui. Quelli erano gli anni
dei grandi flussi migratori dal sud Italia verso il triangolo
industriale e quindi trovarsi in una città, ed in uno
stadio, con molti emigranti, facilitò di molto il suo
inserimento.
Fu un fatto molto strano questa infatuazione del pubblico
torinese nei confronti di Anastasi, in quanto il tifoso juventino
penso che sia il più distaccato ed esigente in assoluto:
puoi segnare la più bella rete del mondo e subito sbagliare
uno stop e subito piovono fischi e mugugni, e dal lato tecnico
Anastasi non era certo un giocatore che primeggiava.
Ma di Anastasi affascinava quel suo modo di giocare tutto
istinto, molto generoso (quanti cross per la testa di Bettega)
e quel suo essere intrinsecamente e profondamente juventino.
Molti ricordi di chi scrive sono legati
alle gesta di Petruzzu ed alle sue reti; due si riferiscono
allo scudetto del 1974/75. Allenatore della Juventus era una
vecchia bandiera bianconera, Carletto Parola, e durante quella
stagione Anastasi cominciò ad avere delle altalenanze
di rendimento, tanto che spesso gli era preferito il vecchio
Josè Altafini e Anastasi patì molto la staffetta
con un giocatore considerato, erroneamente, a fine carriera.
Anche la tifoseria era lacerata: troppo forte lattaccamento
ad Anastasi per accettare un suo, seppur parziale, accantonamento
a scapito di una migliore armonia di gioco e di spogliatoio:
anche se la giustificazione era il bene della Juventus, ricorrenti
erano i cori a favore di Petruzzu e contro Parola.
Il 27 aprile del 1975, giorno del mio compleanno,
al Comunale è di scena la Lazio. Segna il solito Altafini,
poi la Juve amministra saldamente la partita, ma la Filadelfia
è in subbuglio: vuole Anastasi in campo. A mezzora
dalla fine Il buon Parola si vide quindi costretto a far entrare
Anastasi.
Tanto tifo doveva in qualche modo essere contraccambiato ed
infatti scatenò il finimondo: tre reti, un goal annullato
ed una traversa nel giorno del mio compleanno!
Quel campionato fu a lungo conteso con
il Napoli (il famoso goal di core ingrato Altafini)
ed il 18 maggio si giocava lultima giornata. La Juve
proveniva da una sonora sconfitta a Firenze per 4-1 e tuttavia
conservava due punti di vantaggio sui partenopei, perdipiù
affrontava un già retrocesso Lanerossi Vicenza, quindi
era già virtualmente Campione dItalia.
I bianconeri liquidarono la pratica veneta nei primi minuti
con una rete di Cuccureddu ed una di Damiani, ma in curva
cresceva spasmodicamente lattesa per una rete di Anastasi,
sennò che festa sarebbe stata?
Verso la metà del primo tempo il terzino vicentino
Longoni allungò un pallone a metà campo, un
boato accolse lintercettazione di Anastasi, un boato
come dopo una segnatura, che avvenne dopo
pochi secondi. Fu un episodio da far accapponare la pelle,
quella rete fu un punto collettivo, voluto e segnato da 65.001
persone: il centravanti che materialmente la realizzò
e gli spettatori che spinsero letteralmente in porta il pallone.
Lanno successivo le lacerazioni interne
allo spogliatoio divennero insanabili, Parola non era più
in grado di gestire la situazione e la Juve buttò alle
ortiche uno scudetto già vinto. La contestazione era
in crescendo ogni domenica, soprattutto dopo leliminazione
dalla Coppa ad opera del Mönchengladbach, ed arrivò
al culmine durante il derby di ritorno. I bianconeri avevano
già perso due dei cinque punti di vantaggio la domenica
prima a Cesena, sconfitti per 2-1 dopo essere stati in vantaggio.
Le squadre fanno il rientro negli spogliatoi con il punteggio
di due reti a zero per i granata, quando dalla curva Filadelfia
parte un petardo allindirizzo di Parola che invece colpisce
il portiere granata Castellini; partita persa a tavola e prossima
partita interna in campo neutro, a Bergamo, contro lAscoli,
ma nel mezzo, a S.Siro contro lInter si consuma il dramma:
sconfitta per uno a zero e sorpasso del Torino.
A fine anno ci fu la tremenda epurazione
bonipertiana che riguardò, tra gli altri, Capello,
Parola e Anastasi. Non tutti i mali vengono per nuocere; infatti
quello fu linizio del binomio Boniperti-Trapattoni destinato
ad aprire un ciclo vincente durato quindici meravigliosi anni.
Anastasi passò allInter in cambio di Boninsegna,
ma il suo cuore rimase juventino, tanto che correva voce che
appena tornato negli spogliatoi chiedeva subito il risultato
della Juve; in tutta sincerità penso che sia vero perché
la prima volta che affrontò la sua ex squadra sbagliò
due reti madornali.
In seguito Anastasi terminò la carriera
italiana nellAscoli (ci fu ancora una parentesi in Svizzera);
la vigilia dellultimo dellanno del 1979 i marchigiani
giocavano a Torino in una stagione che fin da subito si intuì
che sarebbe stata negativa ed infatti si concluse con la vittoria
finale dellInter di Bersellini (ma Bettega vinse il
titolo di capocannoniere). Ormai il cordone ombelicale con
la Juventus era stato decisamente reciso, ma, sia per il giocatore
che per i tifosi era pur sempre un appuntamento particolare.
LAscoli, clamorosamente, si impose per 3-2, ma credo
che nessuna sconfitta fu così ben accettata dal popolo
juventino. La prima marcatura fu opera di Pietro Anastasi,
tutto lo stadio, compresi i giocatori juventini, applaudì
quella rete che, oltretutto, era la centesima in serie A.
Un lungo, spontaneo, caldo ed affettuoso applauso ad un calciatore
che, in preda alla commozione, festeggiava un importante traguardo
della sua carriera nel suo stadio, tra la sua gente, molta
della quale aveva gli occhi lucidi.
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