RUBRICHE
Juventus Club Bianconerionline
Le nostre rubriche
La moviola delle 6 sorelle
Campioni del Passato
 
La Squadra
Dal 1897 ad oggi
Invia una cartolina animata
Sondaggi
Commenti dei tifosi
Links
Pubblicazioni
 
Mailing List
Chat
 
Webmaster
Il Club
La Redazione
Diventa nostro redattore
 


Pietro Anastasi
Roberto Bettega
Giampiero Boniperti
Giuseppe Furino
Michel Platini
Gaetano Scirea
I Grandi Portieri (I)
I Grandi Portieri (II)
I Difensori (I)
I Difensori (II)
I Centrocampisti (I)
I Centrocampisti (II)
Gli Attaccanti (I)
Gli Attaccanti (II)
Gli Attaccanti (III)
Gli Allenatori (I)
Gli Allenatori (II)
I GRANDI PORTIERI
PARTE PRIMA: DAI PIONIERI AGLI ANNI SESSANTA
di Alberto Rossetto
Con questa nuova serie di "Ricordi di Juve" dedicata non più a monografie singole, ma di settore, pensiamo di fare cosa grata agli appassionati juventini che regolarmente visitano questo sito. Si è pensato infatti di dedicare l'angolo dei ricordi ai grandi di tutti i tempi divisi per ruolo, allenatori e presidenti compresi, così da avere un quadro generale che tocchi tutta la secolare vita della Juventus e non solo gli ultimi anni. Probabilmente molti lettori conosceranno già i nomi e le gesta di molti e nel caso ci auguriamo di rinverdirne i ricordi, per altri potrebbe essere la prima volta che vengano a conoscenza di campioni del passato ed in questo caso ci auguriamo che questa rubrica sia il primo passo per un loro personale successivo approfondimento.
A tutti è rivolto l'invito di segnalare nuovi argomenti, richieste e perché no, errori ed omissioni.

Il primo nome a cui far riferimento non può essere che quello di Durante, il goalkeeper (agli albori del calcio i termini inglesi erano frequentissimi) del primo scudetto, targato 1905. Scovato dai pionieri fondatori del club, vale a dire gli alunni del liceo torinese "D'Azeglio", Durante di professione faceva il pittore e trasportò la sua inclinazione artistica anche tra i pali della porta juventina. Infatti era un autentico personaggio estremamente stravagante, un tracagnotto baffuto che ce l'aveva sempre con gli arbitri, tanto che quando non gli andava una loro decisione (all'epoca i referee erano spesso dei dirigenti o ex calciatori) si girava verso il pubblico e, sventolando il berretto, urlava: "Mi appello al pubblico!".

In quel calcio pionieristico e goliardico di inizio Novecento, Durante rappresentava quasi un invincibile baluardo e comandò a lungo la difesa bianconera, basti pensare che iniziò l'attività indossando ancora la prima casacca ufficiale juventina: una camicia rosa con cravattino nero.
Le cronache dell'epoca riferiscono che Durante desse il meglio di sé nel corso della ripresa, dopo cioè aver abbondantemente brindato a champagne nell'intervallo, champagne munificamente offerto dal dottor Secondi, un socio juventino che aveva preso l'abitudine di esternare il proprio entusiasmo per la squadra in questo modo.

Ricordiamo ed onoriamo allora i nomi di quegli "eroi" di Piazza d'Arma che il 2 aprile del 1905 contribuirono ad iniziare una lunga stagione di successi: Durante, Armano, Mazzia, Walty, Goccione, Diment, Barberis, Varetti, Forlano, Squair, Donna. Senza di loro e grazie a loro noi oggi non saremmo qui a gioire, esultare, inveire, patire e chissà quant'altro, per la nostra amata Juve!
Fedele al suo personaggio, un bel giorno del 1909 l'artista Durante pensò che di reti e di applausi ne aveva ricevuti abbastanza e di punto in bianco decise pertanto di lasciare la porta al giovane Pennano.

Giuseppe Giacone fu invece il primo portiere della Juve che abbia indossato la maglia della Nazionale, seppure la sua figura resti paragonabile ad una meteora, in quanto ebbe una carriera intensa, rapida ma breve.
Salì alla ribalta non ancora diciottenne difendendo la porta dell'Unione Sportiva Torinese dove fu notato dai dirigenti bianconeri che lo fecero esordire in prima squadra nella stagione 1919/1920 per poi esordire in Nazionale nelle due gare di preparazione alle Olimpiadi di Anversa. Giocò ancora altri due campionati nella Juventus per poi tornare alla società di provenienza scambiandosi con Barucco.

Giampiero Combi. Il suo nome è indissolubilmente legato alla storia juventina, non solo di ieri, ma anche quella odierna: il campo di allenamento adiacente al Comunale è intitolato proprio al portierone degli anni Trenta, gli anni in cui la Juve, vincendo cinque scudetti consecutivi diventò la "Fidanzata d'Italia". Combi contribuì a ben quattro dei cinque titoli, si ritirò nel 1934 e fu sostituito da Valinasso, con Rosetta e Caligaris formò il celebre trio di difensori insuperabili sia nella Juve che in Nazionale, dove vinsero il mondiale del 1934.
Torinesissimo, Combi si affacciò in prima squadra già nel corso del campionato 1921-22 (vinse quindi anche lo scudetto del 1926), quindi difese la porta juventina per ben tredici stagioni con il suo stile già moderno, basato sul senso del piazzamento, quasi un antesignano di un altro portierone di là a venire, Dino Zoff.

Fu soprannominato, già dai tempi del collegio di Pinerolo, "fusetta", che in piemontese vuol dire petardo, lampo; iniziò come ala sinistra, poi Carlo Bigatto, un altro dei grandi campioni che arricchiscono la galleria juventina, lo convinse ad arretrare in porta. E nel ruolo di portiere Combi trovò la propria realizzazione; elegante in campo come nella vita "borghese", lo si ricorda molto pronto nelle uscite (quasi un difensore in più: nel calcio non si inventa nulla..) ed abilissimo nel neutralizzare i calci di rigore; la sua caratteristica principale consisteva nel rendere facile il difficile, oltre che per la sua abnegazione: in un paio di occasioni, contro Modena e Cremonese, scese in campo nonostante pesanti infortuni.
Ritiratosi dalle scene calcistiche riuscì ad unire la tradizione di famiglia, il padre aveva una fabbrica di liquori, e la sua particolare inclinazione al "buon gusto", aprendo un bar nella centralissima Piazza Castello, dove diverse generazioni di torinesi ebbero modo di bere il famoso aperitivo Vigor Combi.

Dopo i fasti del quinquennio inesorabilmente ed inevitabilmente si apre un ciclo di anni avari di successi, fatta eccezione un paio di Coppe Italia e per di più l'idiozia nazi-fascista scatenò il secondo conflitto mondiale.
Nel ruolo di portiere si assistette ad un vero "tourbillon" di nomi: Amoretti, Bodoira, Perucchetti, Goffi, Ceresoli, Micheloni, Bulgheri, solo per citarne alcuni, fino all'arrivo di Sentimenti IV e di Viola, le cui storie e carriere si intrecciarono tra loro per diverso tempo e seppur non figurando tra i giocatori più "vincenti", hanno contribuito a lungo, e con serietà, alla causa bianconera.

Lucidio Sentimenti detto Cochi era il quarto di una famiglia di Bomporto che emulava i fasti calcistici dei Cevenini, iniziò la carriera nel Modena, un po' attaccante, un po' portiere ed in tale ruolo venne acquistato dalla Juve (per la verità venne schierato in attacco anche in bianconero, nella sua seconda stagione, contro Inter ed Atalanta). Divenne famoso come il portiere che tirava i rigori, ma Brera lo ha descritto come "freddissimo determinista, dotato di una astuzia luciferina". Il suo gesto atletico migliore era l'uscita, sia a piedi uniti che in acrobazia, cosa quest'ultima che stupiva molto, data la non altissima statura del Cochi, mentre tra i pali sfoderava una presa ferrea. Dotato di un eccellente colpo d'occhio, a volte ne abusava, fino ad incassare reti balorde su tiri da lontano, e nacque una leggenda su di una sua presunta miopia. Ventinovenne passò alla Lazio che in seguito lo cedette al Vicenza dove giocò fino a 39 anni senza vincere mai nulla e chiudendo in grande stile ed umiltà: aveva già abbandonato il calcio quando tornò in campo per difendere la rete di un Torino che stava retrocedendo e si trovava all'improvviso senza portieri. Stranezze della vita: Sentimenti IV difese la porta juventina proprio in tempi in cui spadroneggiava il grande Torino e, nel 1947 contro l'Ungheria fu l'unico "estraneo" in una Nazionale composta da dieci granata.

Quando lasciò la Juve la sua maglia venne rilevata da Giovanni Viola, cioè colui che lo aveva già sostituito nelle due occasione soprammenzionate in cui giocò come attaccante.
Giovanni Viola, classe 1926, era cresciuto in casa e poi fu mandato a farsi le ossa in provincia, finché, ad appena 23 anni si trovò titolare.
Viola viene descritto come l'esatto opposto del modello di portiere scapestrato e stravagante; era serio, gentile, con un look da divo del cinema anni Trenta che non si scomponeva neanche in partita, con uno stile sobrio, essenziale, lontano dalla teatralità gratutita. All'esordio disputò un campionato pressochè perfetto e si laureò subito campione d'Italia; due scudetti li vinse sul campo, un terzo quasi "ad honorem", infatti nel 1958, alla viglia del ritiro, con una sola presenza contribuì alla vincita del decimo scudetto.

Il primo anno ebbe una sola domenica disastrosa, come tutta la squadra, quando il Milan vinse 7-1 a Torino e dovette abbandonare lo stadio nascosto nell'auto di Vittorio Pozzo. Patì anche un'espulsione, la prima capitata ad un estremo difensore bianconero. Successe durante un incontro casalingo con il Novara, nel 1952, dove ebbe un battibecco con un avversario (pare che Viola si arrabbiasse solo con i compagni di reparto quando subiva rete) e l'arbitro cacciò entrambi dal campo. Uscirono a braccetto, con Viola a torso nudo, visto che la maglia numero 1 era stata indossata nientemeno che da Charles.
Viola viene spesso colpevolmente trascurato nelle storie dedicate ai grandi del calcio per colpa del suo carattere schivo, poco incline alla pubblicità, tipicamente piemontese, ma non dimentichiamo che con 244 partite di Juventus è secondo solo, tra i portieri, ai mitici Zoff e Combi. Se una società come la Juve ha voluto servirsi di lui per così tante prestazioni vuol dire che la soffa c'era eccome.

Concludiamo la prima parte di questa puntata dedicata agli estremi difensori bianconeri ricordando Carlo Mattrel e Giovanni Vavassori, uniti da uno stesso tragico destino e dallo stesso rammarico per una carriera che, seppur intensa, con la maglia bianconera avrebbe sicuramente meritato una maggiore durata.
Mattrel fu allievo di Sentimenti IV prima, anzi era il suo raccattapalle personale, e di Viola poi, apparteneva a quella schiera di portiere tutto stile e puntualità, ma difettava di spregiudicatezza. Tutto sommato la sua migliore stagione la visse a Palermo, dove la Juve l'aveva mandato a maturare e dove impiegò veramente pochissimo a farsi notare; Una serie di coincidenze negative gli precluse una fulgida carriera: già a in Sicilia cominciarono a deprezzarlo nel tentativo di riuscire ad ottenere un forte sconto dalla casa madre, partì titolare nella sciagurata spedizione mondiale di Cile 1962, incappò, incolpevole, nel disastro azzurro ed il suo carattere bonario ne risentì per sempre; morì nel 1976 per un incidente d'auto.

Stessa sorte toccò, sette anni più tardi, a Giovanni Vavassori, anch'egli un portiere completo nei fondamentali, ma sfortunato nelle circostanze; sempre in competizione con Mattrel per il ruolo di titolare, ( i due patirono molto quella concorrenza e la Società colpevolmente non si accorse di questo) anch'egli fu "vittima" della maglia azzurra. All'Olimpico, durante l'incontro con l'Inghilterra subentra a Buffon a venti minuti dal termine e subì le due reti degli inglesi che rovesciarono il risultato.
Cercò di ripartire, guarda caso, da Catania e poi da Bologna, ma Vavà (così era soprannominato) non riuscì mai a dimenticare completamente, così pure la critica e quello che doveva essere un portiere forte e quasi rivoluzionario ebbe una carriera rovinata sul nascere.

SITO NON UFFICIALE
I marchi JUVENTUS, JUVE, JUVENTUS e scudetto, sono di esclusiva proprieta della Juventus F.C. SpA - www.juventus.it