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Un blog di tutte le sezioni
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Campionato 1983-'84 - JUVENTUS - Torino 2-1 |
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La stagione 1983-'84 segna inizialmente l'abbandono dal calcio agonistico di due mostri sacri quali Dino Zoff e Roberto Bettega (che per la verità tenta una breve avventura nel calcio canadese) e termina con il ritiro di un'altra colonna, Beppe Furino.
Ma questa è la stagione della definitiva consacrazione di Michel Platini, che già nella seconda parte del campionato precedente, una volta guarito dalla pubalgia, era salito in cattedra, ma alla fine la Juve si era dovuta "accontentare" di una semplice Coppa Italia e del Mundialito club.
Pur non avendo centrato i grandi bersagli con la maglia bianconera, Platini aveva comunque convinto tutti ed infatti a Natale del 1983 si aggiudica il suo primo Pallone d'Oro e nel febbraio del 1984 Boniperti si affretta a rinnovargli il contratto.
Il 26 dello stesso mese si gioca il derby di ritorno, rivincita dell'andata vinto dai granata per 2-1 nonostante una rete di Michel ed una buona prestazione collettiva, insomma, il solito derby degli anni Ottanta, dove la Juve giocava e gli altri vincevano.
Anche quest'incontro appare jellato, Selvaggi segna in apertura, la Juve tarda a reagire ma quando vi riesce prende in nettamente in mano le redini del gioco.....ma il gol non arriva.
Termina il primo tempo, passa buona parte della ripresa, il Torino si salva fortunosamente in un paio di circostanze ed è sempre vigile per iniziare qualche contropiede ficcante; a metà tempo Cabrini crossa dalla trequarti in area granata, Michel prende l'ascensore e con uno stacco degno di Charles trafigge Terraneo.
Di colpo la partita cambia completamente l'aspetto psicologico, il Torino crolla, la Juve ci crede e così pure la Curva Filadelfia; raddoppiano le forze in campo, triplicano gli incitamenti sugli spalti.
A dieci minuti dal termine c'è una punizione dal limite a favore dei bianconeri, in pratica un rigorevisto che la batterà Le Roi. Lo stadio intero, Maratona compresa, ha capito che quello sarà il momento chiave di tutto il pomeriggio ed infatti i granata formano una barriera impressionante con in più Galbiati che si apposta sulla linea di porta di fianco al suo portiere.
La Filadelfia ribolle di eccitazione, la punizione è proprio lì sotto, l'aria è satura di elettricità, qualche secondo e tutto sarà finito, ma, come in un incantesimo nel momento in cui Platini calcia la sfera il tempo pare rarefarsi all'infinito. E allora si vede indistintamente ogni giro del pallone che supera la barriera, si vede lo sguardo pietrificato di Terraneo, si vede il pallone sfiorare la testa di un Galbiati proteso vanamente ad intercettarlo, si vede la rete gonfiarsi.....ed è il risveglio collettivo.
E' il delirio, la curva è un'orgia di gioia, lacrime, emozioni, invettive ai granata, Michel corre verso i distinti, salta i tabelloni pubblicitari, si aggrappa alla recinzione e stringe le mani dei tifosi. Incredibile. Ed infatti nell'immediato dopopartita sarà proprio Le Roi a scherzarci sopra con i cronisti, giustificando la sua esultanza un pò sopra le righe con il fatto che si giocava il derby e che quindi anche i tifosi dovevano in qualche modo essere resi protagonisti: anche senza pallone, grande, impareggiabile Michel.
La Juve vince il derby nella maniera più emozionante ed esaltante ed a fine stagione si aggiudicherà lo scudetto e la Coppe delle Coppe; altre stracittadine saranno di là a venire con il loro contorno di tifo, di polemiche, di alterne fortune, ma, in tutta sincerità, non ne sentiamo proprio la mancanza. Ognuno stia nel campionato che gli compete.
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Scendendo nella classifica marcatori, di grandissima moda in questi tempi, troviamo un giocatore a tutti (o quasi) sconosciuto, per via naturalmente degli anni in cui ha giocato. Federico Munerati è stato giocatore e poi allenatore della Juve dal 1922 al 1933 vincendo quattro scudetti, mentre nel 1940/41, subentrando a Caligaris si mise alla cabina di comando centrando il quinto posto finale.
Sposto l’attenzione nelle reti perché in molti testi, purtroppo, sono addirittura cancellate le segnature fatte prima dell’avvento del Girone Unico 1929/30. Cosa che non rende giustizia sia per la cancellazione di ben 68 reti, sia al giocatore stesso che fu una delle primissime incarnazioni nel ruolo di ala. Se poi pensiamo che Munerati fu il primo giocatore bianconero a siglare una rete nelle Coppe Europee, successe contro lo Slavia Praga nel 1929, allora stiamo parlando di un grande che resterà per sempre negli annali del nostro club.
Oltre alle reti segnate in Campionato va conteggiato anche il gol realizzato nello spareggio per l’ammissione in Coppa Europa contro l’Ambrosiana Inter del 1929. Non erano ancora competizioni -diciamo- ufficiali, ma sono sempre partite che hanno segnato un’epoca, partite giocate con tutti i criteri dell’ufficialità di allora. (anche se non c’era Blatter…).
Questo è un appello a chi redige le classifiche ufficiali: non conteggiando queste reti o presenze si fa uno sgarbo non solo al singolo ma anche alla società stessa, rendendo incompleta una statistica. Federico Munerati ha giocato 251 partite in Campionato con 111 reti; 4 presenze nelle Coppe con 2 reti, per un totale di 255 gare e 113 gol e vanta 4 presenze in Nazionale. Purtroppo stiamo parlando di tempi veramente pionieristici, per cui un testo conta 113, altri 114. Io mi attengo alla mia “Bibbia”, dove, dal 1897, sono segnati TUTTI i tabellini delle partite juventine: qui le reti segnate da Munerati risultano 111 in Campionato più le 2 in coppa, per un totale di 113.
Ma tutto questo discorso verte solamente sul fatto di spostare l’attenzione verso un grande della storia della Juve, un campione che non sfigura di certo assieme ai mostri sacri presenti in questa splendida classifica! Rendiamo così giustizia ad un intramontabile protagonista della grande storia della Juventus!
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9° GOL ALEX, JUVENTUS - FIORENTINA 3-2 |
04 Dicembre 1994. 12^ Giornata. Juventus - Fiorentina
RISULTATO FINALE 3-2 Minuto 87°
Il più bello. Secondo me naturalmente. Ho i brividi. Sono emozionato. Sono passati 11 anni ma giuro che in questo momento ho gli occhi lucidi.
Arriva al Delle Alpi la Fiorentina di Batistuta. Bomber che ha appena realizzato un record e cioè andare a segno nelle prime 11 giornate di fila. Questa cosa fa paura, ma da anche molti stimoli.
Alla Juve tra titolari e presunti titolari mancano 6 uomini. Ero a vedere la partita della mia squadra allo stadio di Camerano. Naturalmente avevo la radiolina e quel giorno c'era a commentarla il mitico Sandro Ciotti. Avevo un braccio ingessato con rottura scomposta di Radio e Ulna procurata una settimana prima in una partita di calcio. Il giorno dopo avevo già il letto prenotato all'ospedale e l'anestesia pronta per operarmi e ridurre la frattura. Questo per far capire il mio stato d'animo.
La Juve attacca, Toldo para bene. Ma i gol li fa la Fiorentina. Baiano e Carbone. Bati rimane al momento a secco. La Juve non si arrende. Scatta la scintilla del ciclo Lippi. Dico questo perché secondo me in quel secondo tempo inizia proprio quel ciclo vincente che ci porterà ad essere campioni d'Italia, d'Europa e del mondo. Tra il primo e il secondo tempo mi si avvicina un interista che mi dice "mettetevi il cuore in pace che il campionato lo vince il Parma". "Staremo a vedere" gli dico io.
Vialli inizia a fare il mostro. Colpo di testa o gol sul secondo palo. Vialli continua a fare il mostro. Finta di CARRERA sulla fascia sinistra e cross. La palla finisce sui piedi del Gianlucaccio che la spinge in rete. La Fiorentina reclama fuorigioco ma c'è Marcio Santos che tiene in gioco tutti. Siamo al 35° circa. Vialli quando fa il 2-2 è sommerso dai compagni ma lui invece di "adagiarsi" cerca di scrollarsi di dosso la mischia festosa e torna a centrocampo di corsa con gli altri che gli vanno dietro. Aveva la rabbia di uno che cerca vendette. La voglia di Stallone in Rocky. Con una differenza che quella di Vialli era vera perché in una situazione reale e non in un film. Come un capo tribù che ordina alla sua frangia di non accontentarsi perché la vittoria è a portata di mano.
SBUDELLAMOLI !!!!
Siamo al minuto 87° (raga', ho le lacrime agli occhi). Sandro Ciotti è in diretta. Ormai si e no che ascoltavo la radio con attenzione perché forse ero già contento così. Ma ad un certo punto in radio c'è un silenzio. Ciotti non parla. Come se stesse guardando qualcosa in silenzio.
E poi... con la sua voce... ED E' GOL.
Il problema è che li per li non capivo se era nostro o loro !!! Mi si è gelato il sangue. Avevo paura di capire chi avesse segnato. E pochi secondi dopo sempre la voce rauca... "un tiro al volo di Del Piero che finisce alle spalle di Toldo".
Il cuore batte a 1.000 allora. Mi alzo dal gradino e urlo a squarciagola incredulo. Il presidente del Camerano (Adalberto) mi guarda sconcertato. E quando gli dico la notizia esulta in maniera imbarazzante. E poi... e poi... il mio sguardo cerca quello del mio amico interista... lo trova... e parte un manichetto impressionante (il gesto dell'ombrello) con un "TIE'" che ancora si ricorda. E me lo ricordo anche io perché con il braccio ingessato mi fece un male pazzesco... ma la gioia era tanta da sopportarlo alla grande. E ho goduto ancora di più vedere il gol a 90° minuto. 'Sto lancio spiovente alla sperindio... sta palla che scavalca i 2 difensori viola... Alex dietro loro che allunga il passo per coordinarsii e calciare al volo. Il pallone è preso di collo esterno destro che lascia di stucco Toldo.
E come non sottolineare l'esultanza della squadra !? Tutti a festeggiarlo con una mega catassa sopra il gioiellino. Porrini al di sopra di tutti che ha gli occhi di fuori. I raccattapalle che sono in mezzo alla catassa assieme ai loro beniamini. Il delle alpi che viene giù.
Grazie Alex... dopo 11 anni ancora sono EMOZIONATO. E il giorno dopo 5 ore sotto ai ferri per ridurre la frattura del braccio. Anestesia locale. Ho sofferto tanto... ma pensare in quel momento aquel gol NON SO DIRVI QUANTO SMISURATAMENTE M'ABBIA AIUTATO !!!
video (YouTube)
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QUELLA CINQUINA AL RAPID. |
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Per l'ultimo turno del girone di qualificazione della Champions, l'avversario è il Rapid Vienna, già incontrato in Coppa UEFA nel 1971-72 (1-0; 4-1 per noi) e sempre in Champions nella stagione 1996/97.
Nella data del 7 dicembre la Juve ha disputato in passato 2 partite: con i belgi del Liegi nel 1988/89 in Coppa UEFA (con vittoria a Torino per una rete a zero segnata da Spillo Altobelli), e con i greci dell'Olympiakos (sconfitta per 2 a 1 sul neutro di Palermo, ma qualificazione agli ottavi di Coppa UEFA,in virtù del 3 a 1 dell'andata).
Ma veniamo allo scontro contro il Rapid, giocato sempre a livello di turno preliminare.
Andata a Vienna:rete di Vieri e pareggio su punizione di Lesiak,con Konsel, portiere austriaco, migliore in campo.
Al ritorno musica diversa: 5-0 con doppiette di Boksic, Del Piero e acuto di Montero,
A mio avviso, la partecipazione della Juve in quel torneo fu una delle migliori, non solo naturalmente per la cinquina ai malcapitati austriaci, quanto per le prestigiosissime vittorie esterne di Mancheser e Amsterdam contro l'Ajax, (dopo aver distrutto il Milan di Sacchi per 6 a 1 al Meazza, tre giorni prima in campionato), partite delle quali ci occuperemo nelle…prossime puntate.
Ma veniamo al match disputato a Torino il 5 novembre 1996.
La gara fu di quelle che ogni tifoso vorrebbe non finissero mai, tanto fu lo spettacolo offerto dai bianconeri in quella serata.
Era una Juve totalmente rinnovata rispetto a quella vincente dell'anno prima: partiti Vierchowood, Paulo Sousa, Vialli e Ravanelli, subito rimpiazzati da Montero, Jugovic, Zidane, Vieri, Boksic e Amoruso, che si calarono subito nella parte di vincenti, chiudendo la stagione con l'Intercontinentale, la Supercoppa Europea ed il Campionato.
Quella sera maramaldeggiarono soprattutto Zidane, che solo da qualche settimana aveva incominciato ad incantarci con le sue giocate, Boksic e naturalmente Alex Del Piero, che veniva anche lui da un breve periodo di appannamento.
Proprio su Alex, vorrei spostare l'attenzione, per un gesto che fece dopo il 3 a 0: esultò correndo verso la bandierina dell'angolo schiaffeggiandola in segno di sfogo proprio per il momento di ambasce appena trascorso e in quel preciso istante finito! (Anche perché più tardi mise fine alla serata con un bel diagonale da appena dentro l'area).
Fu forse l'unica volta che, a memoria, ho visto un Del Piero diciamo nervoso dopo un gol da lui realizzato.
Le altre marcature furono di Boksic, una da dentro l'area piccola e l'altra con un tocco vellutato con palla che scavalca Konsel e si infila pian piano in rete.
Il gol di Montero, fu invece di testa su punizione dalla destra di Zidane.
Cinque a zero e austriaci a casa e Juve già qualificata per gli ottavi con due turni di anticipo.
Di seguito i due tabellini della doppia disputa:
RAPID VIENNA-JUVENTUS 1-1 (1-1) Vieri 9'; Lesiak 20'.
Rapid: Konsel; Schottel; Ivanov ;Zingler; Prosenik; Kuhbauer; Heraf; Stoger; Lesiak; Stumpf; Wagner (Mandreko 69'). Allenatore Ernst Dokupil.
Juventus: Rampolla ;Porrini; Ferrara; Montero; Torricelli; Di Livio; Tacchinardi (Lombardo 70'); Deschamps (Pessotto 84'); Jugovic; Vieri (Padovano 63'); Boksic. Allenatore Marcello Lippi.
JUVENTUS-RAPID VIENNA 5-0 (3-0) Boksic 5'; Montero 26'; Del Piero 29'; Boksic 59'; Del Piero 75'.
Juventus: Peruzzi; Torricelli; Ferrara; Montero; Pessotto (Porrini 70'); Di Livio (Lombardo 64'); Deschamps; Jugovic; Del Piero; Boksic (Padovano 64'); Zidane. Allenatore Marcello Lippi.
Rapid: Konsel; Ivanov; Schottel; Heraf; Zingler; Prosenik; Kuhbauer; Stoger (Pivarnik 65');
Penksa (Jovanovic 46'); Stumpf (Ratajczyk 46'); Mandreko. Allenatore Ernst Dokupil.
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UN TROFEO PER CHI NON C'È PIÙ |
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La stagione 1989-90 era iniziata nel più tragico dei modi: Gaetano Scirea era perito sulle strade polacche, la recatosi per visionare il Gornik Zarbrze primo avversario di coppa dei bianconeri. Per il secondo anno consecutivo sulla panchina juventina sedeva Dino Zoff, a cui Boniperti aveva affidato l'incarico di rifondare la squadra e, nel limite del possibile, opporre una buona resistenza a Milan e Napoli. L'avvento nel mondo del calcio dell'imprenditore milanese Silvio Berlusconi aveva sconvolto ogni parametro fino allora vigente, avendo egli immesso sul mercato una quantità tale di denari mai visti prima. Lo scopo primario di Berlusconi era quello di acquistare qualunque giocatore decente pur di privare la concorrenza, ed infatti in quegli anni la panchina del Milan ospitava un'altra squadra, così come la tribuna.
La Juventus bonipertiana percorreva la politica dei piccoli passi, ai trionfi trapattoniani era seguito il tonfo di Marchesi, l'abbandono di Platini e dei campeones del 1982: niente di meglio che affidare le redini della squadra a due juventini di lungo corso quindi, Dino Zoff e Gaetano Scirea e senza operare spese folli sul mercato. Il parco giocatori non era pertanto di primo piano, seppur con alcune eccezioni, ma dopo un primo anno interlocutorio, il 1990 regala due autentiche "perle" ai tifosi bianconeri. La prima è la Coppa Italia strappata il 25 aprile nientemeno che al Milan stellare e per altro al suo domicilio nel giorno dell'inaugurazione del terzo anello (rete di Galia, uno dei rivitalizzati dalla cura Zoff). Una settimana dopo al Comunale di Torino va in scena la finale d'andata della Coppa Uefa ed è addirittura un derby tutto italiano, con gli acerrimi nemici viola. La Juve parte a razzo e dopo tre minuti passa in vantaggio grazie a Galia che, ancora una volta nella stagione, smette i panni del brutto anatroccolo per trasformarsi in principe, ma dopo otto minuti l'ex enfant prodige della Primavera bianconera, Renato Buso, realizza in mischia il gol del pareggio.
La Signora accusa il colpo, sbanda ma non crolla, Roberto Baggio prossimo a convolare a nozze con Madama fallisce due buone occasioni, ma nell'intervallo la saggezza del portierone friulano ridisegna lo schieramento in campo e soprattutto rincuora ed incoraggia l'undici bianconero. Nella ripresa non entra in campo Brio per lasciare spazio al tornante Angelo Alessio e la squadra ne risente positivamente e con il passare del tempo cinge d'assedio l'area fiorentina creando numerosi pericoli. In una di queste mischie Casiraghi è lesto e reattivo a raccogliere una palla vagante e trafiggere Landucci; siamo al 61', pubblico e squadra schiumano di rabbia ed energia, l'azione d'attacco prende sempre maggior vigore. Al 78' Landucci prende male le misure ad un missile scagliato da fuori area da De Agostini ed è rete: 3-1. Da quel momento, come una belva che ha raggiunto e scorticato l'avversario, la furia bianconera si placa e controlla il risultato fino al novantesimo tra il tripudio generale e la dedica, inevitabile e doverosa, all'incommensurabile Gaetano.
La gara di ritorno fu giocata sul neutro di Avellino in quanto il campo toscano era squalificato a causa delle intemperanze del pubblico fiorentino (strano, vero?) e gli unici brividi furono quelli provocati dalla pioggia scrosciante e dalla solita espulsione di Pasquale "O'animale" Bruno. Quella del 2 maggio 1990 fu anche l'ultima gara internazionale giocata nel glorioso Stadio Comunale, defenestrato per far posto al Delle Alpi simbolo del baraccone di Italia 90, ma soprattutto fu l'ultimo atto di serietà ed abnegazione di un grande uomo di sport che pur sapendo che il suo contratto non sarebbe stato rinnovato, fu capace di accendere la scintilla giusta nello spogliatoio e riunire tutta la squadra attorno a sé. E pensare che in questa avventura avrebbe dovuto avere accanto l'amico di sempre, invece venne sostituito da un piazzista di champagne.
Juventus: Tacconi, Napoli, De Agostini, Galia, Brio (46' Alessio), Bonetti I, Aleinikov, Rui Barros, Casiraghi, Marocchi, Schillaci.
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Questa nuova rubrica ha una sola ambizione: ripercorrere nel tempo l'avventura degli ultimi trenta anni di coppe (e non solo) della Juventus, facendo rivivere a tutti, momenti più o meno esaltanti dei nostri beniamini.
L'avversario di turno è il Bruges (Brugge), che incontrammo a Torino il 29 marzo 1978, per la semifinale di Coppa dei Campioni (quanta nostalgia a sentir questo nome!).
"Una squadra belga? Non ci saranno problemi visto che abbiamo appena eliminato l'Ajax" disse un giovane tifoso bianconero (che sarei io).
Del mio stesso parere erano anche i più autorevoli giornalisti italiani,che sottovalutavano il particolare calcio che il santone Happell stava applicando in Belgio;un nuovo modulo fatto di pressing e soprattutto di un esasperato ricorso al fuorigioco.
Detto per inciso e non per far polemica, l'inedito sistema di Happel, nostra autentica bestia nera che ritroveremo ad Atene anni dopo, somigliava al "verbo" che un tecnico di Fusignano disse di inventare una decade dopo.
Impiegammo infatti ben 87 minuti per perforare la porta dei belgi: cross dalla destra di Causio e Bettega infilava in mezza girata dall'area piccola.
Quanta fatica per un golletto che forse valeva il biglietto per la finale di Wembley.
Quindici giorni dopo,agli ordini dello svedese Erikkson (ricordiamoci),il ritorno nel piccolo stadio di Bruges.
Pronti via e siamo già sotto per un gol del terzino Bastijns.
Il risultato non cambia, muta solo l'equilibrio numerico delle squadre:Gentile,per un veniale fallo di mano, è espulso per somma di ammonizioni.
I padroni di casa spingono, ma Zoff e la difesa reggono bene fino al 117 minuto, quando Van Der Eycken trafigge il portierone bianconero.
Due minuti dopo Cabrini si libera in area: "rigore!", gridiamo da tutta Italia,ma l'arbitro è…
lontano…
Finisce due a zero e a Londra volano i blu neri,che perderanno comunque dal Liverpool.
E' la prima beffa vissuta in prima persona.
Ce ne saranno altre, alternate però a serate magiche e indimenticabili,che vorrei ripercorrere con voi,andando di pari passo con il calendario del campionato e della Champions League, che ci presenterà via via avversari nuovi o già incontrati.
Per completezza inserirò i tabellini delle due partite:
JUVENTUS-BRUGES 1-0 (0-0) Bettega 87'.
Juventus: Zoff, Cuccureddu, Gentile, Furino (Cabrini 48'), Morini, Scirea, Causio, Tardelli, Boninsegna, Benetti, Bettega. Allenatore G. Trapattoni.
Bruges: Jensen, Bastijns, Volders, Cools, Leeskens, Krieger, Van Der Eycken, De Cubber, Verheecke, Courent, Sorensen. Allenatore H. Happell.
BRUGES-JUVENTUS 2-0 d.t.s. (1-0;0-0;0-0;2-0) Bastijns 4';Van Der Eycken 117'.
Bruges: Jensen, Bastijns, Volders, Cools, Leeskens (Sanders 73'), Krieger, Van Der Eycken,
Simon, Lambert (Maes 46'), Verheecke, Sorensen. Allenatore H. Happel.
Juventus: Zoff, Cuccureddu, Cabrini, Gentile, Spinosi, Scirea, Causio, Tardelli (Furino 91'),
Fanna (Boninsegna 106'), Benetti, Bettega. Allenatore G. Trapattoni
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