GLI INSULTI ALLA TRIADE APPARTENGONO AL PASSATO
Juve nuova, applausi per tutti
Ma gli ultrà bianconeri vogliono Lapo presidente e contestano la nuova dirigenza
NOSTRO INVIATO
MARCO BERNARDINI
RIMINI. Miele spalmato su una fetta di pane duro. E’ la merenda che il Rimini e la sua gente offrono a Nostra Signora del calcio. E’ il piatto unico al quale la Nuova Juventus, nata dalla ceneri di calciopoli, dovrà fare l’abitudine perché saranno essenzialmente gli alimenti con i quali i bianconeri saranno costretti a cibarsi, durante il loro tour sulle strade di un pianeta ancora sconosciuto. Rispetto, amore e poi legnate senza timore reverenziale. Ecco dunque un racconto, per certi versi fantastico e per altri paradossale, che si sviluppa su due piani di cronaca narrativa diversissimi il primo dal secondo. Qui, nella Romagna tantissimo bianconera, dove esiste il calcio paradiso e dove la squadra di Deschamps, in campo, ha sperimentato quanto scottino le fiamme dell’inferno.
Un ribollire di umani umori e rumori rischia di mandare in crisi un contenitore palesemente inadeguato. Lo stadio potrebbe anche esplodere, come un palloncino gonfio in eccesso. Ciascuno dovrebbe avere il proprio biglietto, specie in tribuna. Ma, proprio nel settore nobile, appare subito chiaro che qualcuno ci ha marciato. Amici e amici degli amici in salamoia. Tutto il mondo è paese. Sicché, una volta con le chiappe sullo strapuntino occupato di straforo, l’onorevole e l’assessore mostrano di non aver alcuna intenzione di alzarsi anche se i legittimi affittuari sventolano sotto il loro naso i biglietti grazie al quale si erano garantiti i posti a sedere. Previdenti, Azeglio Vicini e signora erano arrivati per tempo conoscendo l’andazzo. Fortuna che il romagnolo è pungente con le parole, non manesco. Un rimedio si trova sempre e le quattordici deliziose hostess si fanno letteralmente in ventotto per disciplinare quel caos organizzato. Del resto, non c’è tempo per farla troppo lunga. L’inizio è imminente. Lo suggerisce l’arrivo dell’intero staff dirigenziale bianconero, Fiat e Ifil compresi. Alta classe presuppone accoglienza di pari levatura, in quanto a bon ton. Ed è gradevole, oltreché sacrosanto, riferire che sembrano fortunatamente jurassici i tempi in cui, al giungere sul posto della Triade, tutto intorno andava puntualmente in scena il festival dell’insulto. Juve Nuova inchini d’antan, come ai tempi di Boniperti e dell’Avvocato. Standing ovation per John e per Lapo Elkann, apripista alla fila composta da Cobolli Gigli, Sant’Albano, Blanc, Secco e Agricola. Applausi e un coro compatto di " grazie" da parte del popolo riminese il quale, calcisticamente, vive un’infantile ma tenera schizofrenia: viva la squadra di casa, ma viva anche la Juve, socmel. Ed è subito " Lapomania" che, nata al primo incrocio di sguardi, andrà avanti per tutto il tempo, in special modo durante l’intervallo, con ripetuti assalti affettivi verso il rampollo che, possedendo nel DNA il cromosoma della reclame, si nega a nessuno e ha una parola per tutti.
Non a caso nella zona ultras bianconera, a un tratto, compare lo striscione " Lapo presidente". Lui osserva e poi abbassa lo sguardo, come intimidito. La medesima cosa che aveva fatto quando, in precedenza, un paio di altri messaggi erano stati inviati sempre dal solito settore avanguardista. " Noi non abbasseremo i nostri bandieroni, voi avete calato i pantaloni" il primo, già discutibile. " In curva i veri juventini, in tribuna solo burattini, la Juve siamo noi" il secondo, questa volta demenziale e ispirato dai nostalgici dei burattinai. Nessun stupore, comunque. Gli autori dei graffiti in questione sono gli stessi i quali, durante il minuto di silenzio dedicato alla memoria di Giacinto Facchetti, non trovano di meglio che urlare un coro farabutto, mentre il resto dell’umanità tifosa applaude commossa. Vergognatevi! Da parte di un vecchio juventino.
Il sapore dolce del miele comunque prevale. Ma in quale posto siamo mai capitati? Qui dove, sulle gradinate ci sono donne, uomini e bambini. Tanti bambini, anche piccolissimi. Applausi sinceri per quelli che li meritano. E il colore della maglia ha nessuna importanza. Qualche fischio all’arbitro, certamente. Ma è naturale. Una categoria fatalmente " cornuta" fin dall’alba del calcio. Del Piero guardami, ti amo! Tutto il tempo così, la ragazzina con le trecce. Silenzio al gol di Paro. Apre Riminilandia al pari di Ricchiuti. E’ il calcio paradiso, per la gente. L’inferno è, per la Juventus, in campo.