| MICHEL PLATINI, LE ROI |
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| Scritto da Alberto Rossetto | |
| sabato 12 agosto 2006 | |
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Il 17 maggio 1987 si gioca Juventus-Brescia e su Torino si abbatte un vero diluvio, sono gli dei del calcio che piangono il ritiro del loro figlio prediletto, quel Michel Platini che da quindici anni allieta loro e tutti gli amanti del calcio. In realtà Michel aveva già "staccato la spina" all'indomani di quel maledetto 29 maggio 1985, quando la furia assassina degli hooligans inglese rovinò quella che doveva essere la festa più bella; per Platini, profondo uomo di sport ed innamorato del football, assistere impotente a quella barbara umiliazione era troppo, quello non era più il suo mondo. Paradossalmente descrivere Platini calciatore non è tra le cose più facili, solo chi ha avuto la fortuna di averlo visto giocare può riassaporare nella memoria quegli attimi di assoluta felicità dati dalla perfezione calcistica del francese.Ironico, distaccato, addirittura sfrontato nello sdrammatizzare un mondo, quello del pallone, che si prende troppo sul serio, capace di giocate impossibili e di battute fulminanti; tutti gli elogi a Michel Platini si possono riassumere nel commento finale dell'Avvocato: "Nella Juve nessuno è mai stato al suo livello e se in futuro ci sarà qualcuno che lo supererà lo ammetteremo a malincuore".
Proprio l'intervento diretto di Giovanni Agnelli sbloccò la trattativa condotta sino allora da un titubante Boniperti (come sempre il buon Giampiero amministrava con parsimonia e saggezza il patrimonio societario): "Lo abbiamo acquistato per un pezzo di pane e sopra ci abbiamo messo il caviale" disse in conferenza stampa l'Avvocato riferendosi all'ingaggio di Platini. Mai soldi furono così ben spesi e probabilmente mai sfruttarono tanto ed in poco tempo. Come spesso accade l'inizio non è dei più incoraggianti, lui e Boniek vengono inseriti in una squadra in cui quasi tutti si fregiano del titolo di campioni del mondo conseguito in Spagna, in più una fastidiosa pubalgia lo tormenta per i primi sei mesi; Platini chiede tempo, la critica è impaziente, i compagni non lo assecondano, nasce la grande amicizia con Zibì Boniek ("vedevamo sempre e solo passare il pallone sulle nostre teste"), i tifosi cominciano a rimpiangere il sacrificato Brady, poi il chiarimento nello spogliatoio ed infine la tanto sospirata guarigione. Platini comincia a farsi conoscere ed a segnare goals a raffica: saranno 16 in 30 partite di campionato, sufficienti a vincere il primo dei tre titoli consecutivi di capocannoniere.
La prima rete ufficiale con la maglia bianconera la realizza in realtà contro il Pescara in Coppa Italia, ed è già una rete alla sua maniera: si avvicina all'area avversaria quasi corresse sul velluto e trafigge il portiere abruzzese con uno di quei morbidi pallonetti che solo lui poteva disegnare; erano trascorsi solo sette minuti dal fischio d'inizio e Le Roi presentava le sue credenziali al pubblico del Comunale.
In realtà la stagione 1982-83 porta solo delusioni ai colori bianconeri, secondi in campionato e sconfitti dall'Amburgo nella finale di Coppa dei Campioni; a poco servono le vittorie in Coppa Italia e del Mundialito.
Il 1984-85 registra la conquista della Supercoppa europea sul Liverpool, a Torino, e della Coppa dei Campioni sempre contro i "reds" nella tragica notte di Bruxelles. Il 1985 si conclude con la vittoria della Intercontinentale a Tokyo, dove al termine di un'autentica battaglia contro l'Argentinos Jrs., la Juve sale sul tetto del mondo. In quell'occasione un imbecille arbitro tedesco, tale Roth, annulla inspiegabilmente a Platini una rete da cineteca. Nonostante "l'ineffabile" giacchetta nera, la partita di Tokyo riconcilia Platini con il calcio, ed è il primo segnale per la scelta definitiva di rimanere juventino a vita. In campionato nel girone di ritorno la Juve vola e si aggiudica la vittoria finale, pur essendo presente in tutte le partite Platini realizza "solo" 11 reti ed una dolorosa tendinite ne diminuisce il rendimento. Al termine vola in Messico per i Mondiali dove contribuisce all'eliminazione dell'Italia, trafiggendo Galli in Francia-Italia 2-0; sarà l'ultimo exploit personale con la nazionale transalpina.
Il 1986-87 rappresenta il canto del cigno. La Juve cambia tantissimo, forse neppure lui riesce a riconoscerla: non c'è il Trap, non ci sono tanti "senatori" che lo avevavo affiancato anni prima, si mette ugualmente al servizio di una squadra declinante, ma i suoi lampi di classe non bastano.
Quel 17 maggio è un giorno davvero speciale: Boniperti rimane seduto in tribuna per tutti i novanta minuti, quasi per riempirsi gli occhi fino all'ultimo secondo delle sue giocate, una tristezza irreale avvolge il Comunale, i suoi compagni lo vedono per la prima volta commuoversi seriamente. La Juve e Platini si sono scambiati gli anni più belli, hanno vinto i trofei più belli, quelli che nessuno aveva saputo conseguire, si sono completati a vicenda, ma la cosa di cui Platini va più orgoglioso è un'altra: non ha mai polemizzato con nessun collega. Parola di Re. Merci, Michel. N.B: Ci rendiamo conto che una scheda simile è del tutto riduttiva rispetto alla grandezza del personaggio in questione; per chi volesse approfondire la conoscenza del "pianeta" Platini suggeriamo i seguenti testi:
M.Platini: "La mia vita come una partita di calcio", Rizzoli 1988 |
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Paradossalmente descrivere Platini calciatore non è tra le cose più facili, solo chi ha avuto la fortuna di averlo visto giocare può riassaporare nella memoria quegli attimi di assoluta felicità dati dalla perfezione calcistica del francese.