|
A TESTA ALTA
Dissento totalmente dalla linea editoriale adottata da Carlo Nesti: secondo me il Chelsea nell’arco dei 180’ non è stato per niente superiore alla Juventus. L’arrivo di Hiddink sulla panchina londinese ha sicuramente segnato la svolta, ma non per le ragioni ipotizzate in precedenza: onestamente, la manovra del Chelsea resta troppo lenta e involuta in proporzione alla qualità degli interpreti in campo. E’ bastata una sola, piccola intuizione: ridare a Drogba le chiavi dell’attacco. Mossa che probabilmente avrebbe adottato chiunque sia dotato di un minimo di raziocinio. Ed è stato proprio l’ivoriano il vero spartiacque tra le due squadre: la sua infinita prepotenza fisica, unita ad una fame di gol fuori dal comune, ha letteralmente annichilito le bocche di fuoco bianconere; Amauri perché arrivato al momento clou della stagione sulle ginocchia, e Trezeguet perché, assist a parte, è stato come spesso accade impalpabile.
Ranieri ne esce da sfortunato incolpevole: la moria di muscoli e tendini a cui ha assistito in questa stagione, merita sicuramente una menzione tra i Guinness dei Primati. E’ altrettanto vero, però, che 55 infortuni non possono essere una casualità, e qualcuno dovrà pagare per i propri errori (il preparatore atletico Capanna, e lo staff medico capitanato da Agricola, sono chiaramente gli indiziati principali). Le scelte semi-obbligate di ieri sera sono state in ogni caso quelle più opportune, con l’unico neo rappresentato dall’uscita di Iaquinta: il bomber di Cutro è sicuramente l’attaccante più in forma della squadra, e il suo dinamismo si sarebbe potuto rivelare fondamentale dopo l’illusione del 2-1.
Tuttavia, resto fermamente convinto che la Juventus abbia perso la possibilità di qualificarsi nella sfida di andata: purtroppo, con la regola del gol in trasferta, non segnare tra le mura “nemiche” è un pericoloso deterrente per la partita casalinga. Il cuore e la grinta messo in campo dai giocatori ha comunque inorgoglito tutti i tifosi, soprattutto chi, come me, realisticamente aveva etichettato l’eventuale passaggio del turno come un’autentica impresa.
Sì, perché è indubbio che le squadre non si facciano con le figurine, ma è storicamente provato che sono i campioni a firmare i grandi trionfi. E nella Juve attuale, tale categoria è in chiara minoranza.
Cosa chiedere dunque al prossimo mercato: rivoluzione o piccoli aggiustamenti? L’opinione personale è che serva una sostanziosa rifondazione: salvo rare eccezioni, i giocatori di maggiore caratura sono tutti in fase calante (o addirittura morente). Camoranesi, Del Piero, Trezeguet e Nedved: erano l’ossatura della squadra, sono ormai talentuosissimi giocatori a fine carriera. E come tali, non possono essere considerati la colonna portante di una Juventus vincente.
Proprio il ceco rappresenta l’emblema della Juve: la sua uscita, ieri, tra le lacrime, chiude definitivamente un ciclo bello, bellissimo, e tremendamente vincente (checché ne dicano gli almanacchi). Ma appunto, lo estingue. Ricostruire una Juventus altrettanto forte era la missione della nuova dirigenza, e gli acquisti degli ultimi anni hanno in parte disatteso le aspettative. Ora, è arrivato il momento di virare con decisione verso i Campioni con la C maiuscola: gente che possa recitare un ruolo da protagonista, e non solo da onesto comprimario. E per cominciare, servirebbe trasformate in fatti tutte le belle parole degli ultimi mesi. E anche le più infelici: Montezemolo, a fine partita, ha sentenziato che si sarebbe aspettato una Juventus migliore. Un giudizio da chi di calcio se ne intende poco (e la sua storia, sicuramente, insegna questo...), o più verosimilmente una velata accusa a Ranieri. Eppure non servono capri espiatori: il mister ha fatto le nozze con i fichi secchi, è arrivato il momento di regalargli una squadra all’altezza degli obiettivi.
Perché una Ferrari, con il motore di una Panda, resta pur sempre un ammaliante catorcio...
|