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Scritto da Alberto Rossetto   
martedì 24 marzo 2009


LASCIACI COSÌ, PAVEL

Pavel Nedved Nell'incontro di domenica sera all'Olimpico romano sono bastati tre minuti a Pavel Nedved per realizzare una rete da favola e restituire a domicilio la quaterna ai giallorossi; avrebbe potuto tranquillamente mimare il gestaccio del Pupone di alcuni anni addietro, ma siccome il ceko è giunto a Torino quando esisteva la Juventus e ne ha subito metabolizzato lo stile, si è limitato ad una sobria esultanza.

Un'altra, ennesima, lezione di stile juventino impartita ad un pubblico che anziché pensare ai ripetuti furti che la propria squadra subisce ogniqualvolta affronta la seconda squadra di calcio meneghina, ancora inneggia ad una rete di Turone che nessun moviolone color carota potrà mai dimostrare se in fuorigioco o meno.
Dopo la farsa che ha contraddistinto l'estate del 2006, Pavel Nedved, l'uomo che non smette mai di correre, dichiarò che rimaneva a Torino soltanto per un debito nei confronti della famiglia Agnelli, e solo con quel cognome, e per l'amicizia nei confronti di Andrea Agnelli, di cui è vicino di casa. E chi vuol intendere intenda.

Capito che non riuscirà mai a levarsi l'ossessione di mettere le mani sulla coppa dalle grandi orecchie, Pavel, ma chissenefrega, ha annunciato il ritiro a fine stagione, nonostante le manovre di quel volpone di procuratore, Mino Raiola, che vorrebbe intascare ancora una volta la sua provvigione.
Noi speriamo che il ceko mantenga fede all'impegno. Sia chiaro, uno come lui lo vorremmo sempre in campo anche part-time, ma vista la decadenza e la sciatteria alla quale è destinata la compagine per cui gioca, per la sua dignità è meglio così.
Un calciatore che non smette mai di correre, capace di giocate estrose ma anche di forte sacrificio, uno che in campo le prende e le dà di santa ragione, un calciatore che ha vinto il Pallone d'Oro, un uomo che accettato l'auto declassamento pur di rimanere fedele ai propri principii, merita che l'ultima fotografia sia quella rete da favola segnata in un vero stadio Olimpico.

Il cameo di Roma è stata la summa di una carriera esaltante, culminata per l'appunto nel 2003 con l'assegnazione del Pallone d'Oro e subito  festeggiato con un'altra rete da cineteca al Perugia che cancella l'amarezza dell'anno precedente per aver perso il treno della finale di Manchester complice una sciagurata ammonizione per eccesso di generosità contro il Real Madrid.
E che la Juventus non abbia nel proprio DNA la coppa dalla grandi orecchie lo dimostra il fatto che nella recente trasferta di Londra Nedved avesse compiuto lo stesso gesto atletico, ma a Stamford Bridge il pallone uscì fuori di un nonnulla.
Se davvero Nedved manterrà la parola, noi speriamo che la rete di Roma sia stata la sua ultima rete: lineare nella sua semplicità, bellissima nell'esecuzione e vincente nella conclusione. Una furia ceka.

Alberto Rossetto, da sempre e per sempre juventino, non rappresentato dall'attuale proprietà.

 

 
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