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| sabato 28 marzo 2009 | |
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27/3/2009 (10:45) - TALENTI EMERGENTI
TORINO «Con gli Allievi Nazionali ho giocato soltanto quattro partite perchè l’allenatore non mi vedeva», spiega. «Però mi sono ugualmente tolto la soddisfazione di vincere lo scudetto di categoria e non ho mai perso fiducia, e neppure mi sono fatto cogliere dallo scoramento o dalla voglia di cambiare squadra. Ho semplicemente aspettato tempi migliori, che poi per fortuna sono arrivati».
Da quel lungo momento-no, inizia la grande rincorsa. L’anno successivo la Berretti con Ariaudo titolare inamovibile perde per un soffio la finale per il titolo contro il Toro, quindi nel 2007 Lorenzo detto Lillo vince la Supercoppa Primavera. Sul finire di quella stagione le prime convocazioni di Ranieri senza però mai scendere in campo in incontri ufficiali. Il 25 marzo la gioia più grande, ossia la convocazione nell’Under 21 per la partita contro l’Austria. E Lillo va in gol neanche un quarto d’ora dopo essere subentrato, nella ripresa, al milanista Darmian. Per i giornalisti è stato il migliore in campo. «Non mi aspettavo di entrare nel giro azzurro, però se devo essere sincero un pochino ci speravo, visto che in prima squadra mi sono sempre comportato piuttosto bene», dice con un po’ di timidezza. Non era mai accaduto, nella ultracentenaria storia della Juve, che un giocatore passasse direttamente dal settore giovanile alla Under. «La cosa strana è che non ero mai stato chiamato nelle rappresentative minori». Tutto subito, insomma, compreso il gol. «Non ho avuto neanche il tempo di esultare, eravamo sotto di due reti e la mia marcatura è servita a riavvicinare gli austriaci con cui poi è finita 2 a 2. Però, una volta raggiunto il pareggio, mi continuava a girare in testa il flash del gol». Un'avventura molto bianconera, la sua: undici stagioni consecutive in Juve, dai nove anni alla massima serie. A parte gli esordi. «Primi calci al Cbs, società di cui mio padre è vicepresidente da quando mio fratello ed io abbiamo iniziato a giocare. Pensare che lui non ha mai praticato il calcio in vita sua. E per giunta era anche un tiepido tifoso del Toro». Suo fratello Alberto, classe 1985, gli assomiglia tantissimo, e non soltanto in campo. «Spesso gli amici ci scambiano l’uno per l’altro. Avesse un’altra testa, potrebbe giocare molto più in alto che in Promozione. Però andiamo molto d’accordo».
A differenza della maggior parte dei ragazzi che a quella età si affacciano nel mondo del calcio, Ariaudo, vent’anni il prossimo giugno, può candidamente confessare che la sua è una famiglia decisamente benestante che non gli ha mai fatto mancare niente. «Magari non ho la fame dei soldi, ma quella di fare un lavoro così bello sino ai 35 anni si, ed è fortissima. Mi piace da morire questo sport, non lo cambierei per nulla al mondo, è la mia vita».
La forza di Lillo è la convinzione dei propri mezzi. «So di non essere un fenomeno: cerco di dare sempre il massimo senza strafare, conosco le qualità che ho, così come i miei limiti. Devo fare esperienza, migliorare nei lanci e nel fisico. Poi si vedrà». Come altri big della Primavera, anche Ariaudo ha recentemente firmato il primo contratto professionistico che lo lega alla Juve sino al 2013. Però gira ancora con una Grande Punto. «Quasi tutti i miei compagni della Under 21 hanno già il macchinone da calciatore: spero, prima o poi, di imitarli. Ma non per fare lo sbruffone».
Il futuro è dietro l’angolo, eppure Lillo non fa troppi programmi. «Se è meglio la Juve da riserva o la B da titolare? Per ora non ci penso, non mi sono ancora posto il problema. Anche perchè sono da sempre tifosissimo bianconero. L’importante è divertirmi. E fare più strada possibile nel calcio che conta».
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