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| Scritto da Alberto Rossetto | |
| venerdì 25 settembre 2009 | |
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Per la verità la stagione in corso ha presentato una (ex)Juventus davvero competitiva, con ottimi acquisti (muscoli permettendo....) ed un allenatore con le idee chiare, seppur supportato dal grande Marcello. Ma già proprio le prime dichiarazioni dell'attuale c.t. nazionale in favore dei bianconeri avevano messo in subbuglio lo status quo imposto dai registi della farsa del 2006, poi le convincenti prove juventine, non ultima quella di Marassi, avevano subito indotto i prezzolati ed in malafede pennivendoli nostrani a lanciare una campagna mediatica antijuventina degna dei vecchi tempi.
È successo dopo la partita con la Lazio, quando la pura e semplice malafede aizzata dagli avvertimenti agli arbitri di Moratti, inventò di sana pianta una rete regolare annullata ai biancocelesti; ma il regolamento del calcio (per quanto possa ancora valere) recita che quando l'arbitro fischia il gioco viene automaticamente ed istantaneamente fermato, quindi a rigor di logica e di regolamento, la rete di Mauri equivaleva a quella di uno spettatore che fosse sceso in campo nell'intervallo ed avesse tirato in porta. Ma la (ex)Juventus priva di Diego, Del Piero e Sissoko era ugualmente competitiva e faceva lo stesso paura a chi è un perdente per natura (al proprio DNA non si sfugge) ed allora ecco che subito, alla quinta giornata dell'Italian Virtual Soccer Championship, con la solita tracotante arroganza i Kollina-boys danno un chiaro ed inequivocabile segnale che i patti del 2006 non devono essere messi minimamente in discussione: ovunque giochino gli indossatori sono autorizzati a segnare in qualunque maniera, a Genova la (ex)Juventus, peraltro sotto gli occhi di un enorme menagramo, deve segnare tre reti per averne una buona.
E già immaginiamo la levata di capo che dovrà sorbirsi il buon Saccani per aver convalidato la rete dell'immarcescibile Trezeguet (e ancora c'è chi contesta un attaccante che segna....) a pochi minuti dal termine che ha impedito la fuga in classifica degli indossatori.
Abbiamo detto che non si sfugge al proprio DNA e ben lo sa il petroliere finto ecologista proprietario della seconda squadra di calcio milanese, gran dissipatore di quattrini e gran perdente. Per far finta di vincere qualcosa non solo ha dovuto allearsi con i registi occulti (questo termine è naturalmente un eufemismo perché di occulto non è rimasto nulla....) di farsopoli, ma ha perso anche la sfida interna alla famiglia. Il padre Angelo riuscì infatti nell'impresa di non fare assegnare rigori contro gli indossatori per ben cento partite consecutive, lui si è fermato a Cagliari a quota 53, poco più della metà.
Noi che abbiamo amato il calcio ed ancora ci appassiona quello minore se non quello estero, rimaniamo invece dell'idea di Marcello Lippi, uno che alle chiacchiere, ai teoremi ed alle cupole, ha sempre preferito fatti e risultati: quella è la vera sudditanza psicologica.
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"La sudditanza psicologica si ha quando a S.Siro la Juve fa toccare all'Inter il primo pallone soltanto alla fine del primo tempo."