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Scritto da Alberto Rossetto   
venerdì 25 settembre 2009


COME VOLEVASI DIMOSTRARE

Mauro German Camoranesi"La sudditanza psicologica si ha quando a S.Siro la Juve fa toccare all'Inter il primo pallone soltanto alla fine del primo tempo."
Questa frase è stata pronunciata da Marcello Lippi, allenatore della squadra campione d'Italia e del mondo a Tokyo, ma si riferisce ad un momento storico in cui nella penisola si giocava ancora a calcio.
Dall'estate del 2006 invece si è inaugurata l'era del calcio virtuale, dove tutto è stato già deciso a tavolino e, come fonti certe ed assolutamente affidabili ci hanno da subito confidato, fino al 2010 verrà consegnato un cartoncino tricolore alla squadra degli indossatori di scudetti altrui, dal valore commerciale pari allo zero.

Per la verità la stagione in corso ha presentato una (ex)Juventus davvero competitiva, con ottimi acquisti (muscoli permettendo....) ed un allenatore con le idee chiare, seppur supportato dal grande Marcello. Ma già proprio le prime dichiarazioni dell'attuale c.t. nazionale in favore dei bianconeri avevano messo in subbuglio lo status quo imposto dai registi della farsa del 2006, poi le convincenti prove juventine, non ultima quella di Marassi, avevano subito indotto i prezzolati ed in malafede pennivendoli nostrani a lanciare una campagna mediatica antijuventina degna dei vecchi tempi.

È successo dopo la partita con la Lazio, quando la pura e semplice malafede aizzata dagli avvertimenti agli arbitri di Moratti, inventò di sana pianta una rete regolare annullata ai biancocelesti; ma il regolamento del calcio (per quanto possa ancora valere) recita che quando l'arbitro fischia il gioco viene automaticamente ed istantaneamente fermato, quindi a rigor di logica e di regolamento, la rete di Mauri equivaleva a quella di uno spettatore che fosse sceso in campo nell'intervallo ed avesse tirato in porta.
Qualche giorno dopo nella solita incolore partita di coppa (al proprio DNA non si sfugge) la (ex)Juventus avrebbe incassato la rete del pareggio in palese fuorigioco, ma, naturalmente, nessuno dei pennivendoli ha avuto l'ardire di sottolineare il fatto: è malafede o no?

Ma la (ex)Juventus priva di Diego, Del Piero e Sissoko era ugualmente competitiva e faceva lo stesso paura a chi è un perdente per natura (al proprio DNA non si sfugge) ed allora ecco che subito, alla quinta giornata dell'Italian Virtual Soccer Championship, con la solita tracotante arroganza i Kollina-boys danno un chiaro ed inequivocabile segnale che i patti del 2006 non devono essere messi minimamente in discussione: ovunque giochino gli indossatori sono autorizzati a segnare in qualunque maniera, a Genova la (ex)Juventus, peraltro sotto gli occhi di un enorme menagramo, deve segnare tre reti per averne una buona.

E già immaginiamo la levata di capo che dovrà sorbirsi il buon Saccani per aver convalidato la rete dell'immarcescibile Trezeguet (e ancora c'è chi contesta un attaccante che segna....) a pochi minuti dal termine che ha impedito la fuga in classifica degli indossatori.
Caro Saccani, vada a rivedersi le regole del wrestling e non compia più questi errori, altrimenti a cosa serve affiancarLe un solerte servitore come Papi?

Abbiamo detto che non si sfugge al proprio DNA e ben lo sa il petroliere finto ecologista proprietario della seconda squadra di calcio milanese, gran dissipatore di quattrini e gran perdente. Per far finta di vincere qualcosa non solo ha dovuto allearsi con i registi occulti (questo termine è naturalmente un eufemismo perché di occulto non è rimasto nulla....) di farsopoli, ma ha perso anche la sfida interna alla famiglia. Il padre Angelo riuscì infatti nell'impresa di non fare assegnare rigori contro gli indossatori per ben cento partite consecutive, lui si è fermato a Cagliari a quota 53, poco più della metà.
E fu ai tempi di Angelo, il 16 aprile 1967, che dopo un Venezia-Inter 2-3 in cui l'arbitro Sbardella ne combinò di tutti i colori per far vincere i nerazzurri, che il dirigente arbitrale Bertotto usò il termine di sudditanza psicologica degli arbitri verso le (presunte) grandi squadre. Per inciso le grandi squadre sono quelle in cui l'allenatore non mette strane pastigliette nei caffè dei propri giocatori , Ferruccio Mazzola dixit.
Naturalmente a fine stagione il dirigente Bertotto venne esautorato dal vertice della CAN, cosa che non capiterà assolutamente a Kollina.

Noi che abbiamo amato il calcio ed ancora ci appassiona quello minore se non quello estero, rimaniamo invece dell'idea di Marcello Lippi, uno che alle chiacchiere, ai teoremi ed alle cupole, ha sempre preferito fatti e risultati: quella è la vera sudditanza psicologica.
"Quando ci giocavamo contro, i giocatori dell'Inter se la facevano sempre sotto" - parole e musica di Mauro German Camoranesi.


Alberto Rossetto, da sempre e per sempre juventino, non rappresentato dall'attuale proprietà.

 

 

 
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