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lunedì 28 settembre 2009

Il campionato povero
ROBERTO BECCANTINI
 
Il primato della Sampdoria non è soltanto un inno all’arte povera, come ha chiosato l’amministratore delegato Marotta. È anche lo specchio di un campionato modesto. D’accordo, la Champions condiziona. C’è però un limite. La Juventus ha buttato via un’occasione clamorosa per scavalcare Cassano e staccare l’Inter. L’errore è prospettico. Non si deve giocare con il Bologna pensando al Bayern. Si deve giocare, mercoledì a Monaco, pensando a Palermo. Capisco le fregole dei tifosi e i milioni legati all’Europa ma l’unico, plausibile obiettivo resta lo scudetto. Mourinho può distrarsi, Ferrara no. Mezz’ora di gioco non basta. Il pareggio, ancorché artigliato al 93’, ci sta tutto. Anzi. Né, questa volta, la piazza può lagnarsi della terna: a fronte di un evidente rigore su Chiellini (troppo lungo l’abbraccio di Raggi), la spinta di Molinaro a Di Vaio, troppo necessaria, avrebbe giustificato la «doppietta», rigore più espulsione; da brividi, in compenso, una bracciata di Molinaro, ostacolato da Vigiani, e corretto l’annullamento dell’autorete di Chiellini per fuorigioco di Guana, centimetri e letture che continuano a mandare al manicomio gli assistenti.

Classifica irriconoscibile. Un anno fa, con 13 punti, guidavano Lazio, Udinese e Inter. La Juve di Ranieri, reduce dal ko interno con il Palermo, e prossima al rovescio di Napoli, arrancava a quota 9. Da meno quattro a più uno sull’Inter: in teoria, ci sarebbe di che rallegrarsi; la situazione, invece, lo sconsiglia. Era la prima Juventus pomeridiana della stagione, è rimasta l’unica squadra imbattuta. A parte il digiuno di Amauri e l’esigenza di recuperare Diego & Del Piero, il problema coinvolge la fase difensiva. Se Iaquinta e Trezeguet sbloccano facilmente il risultato, gli avversari altrettanto facilmente lo rincorrono: e quando non si supera Buffon, devo farlo Chiellini. I cambi hanno premiato Papadopulo più di quanto non abbiano gratificato l’empirismo di Ferrara. L’Inter ha sofferto con Bari e Cagliari, la Juve con Chievo, Livorno e Bologna. Riecco l’incubo delle piccole mangiapunti. L’epilogo ha ricordato il 3-3 di Juve-Chievo, con Melo nei panni di Mellberg e Adailton al posto di Pellissier. Ranieri sarebbe stato sbranato.

Delle Grandi, vince solo la Fiorentina, una formica col pugnale. Spettacolo del Bari a San Siro: Ventura e torello da applausi, Storari evita la goleada. Un disastro, il Milan di Leonardo, tre reti in sei partite. Pirlo sacrificato, Ronaldinho sostituito, Huntelaar e Pato impalpabili. L’Udinese (che gol, Di Natale) bacchetta il Genoa, danneggiato da Trefoloni, la Lazio non si scolla da Pechino, un guardalinee e De Rossi salvano il compleanno di Totti a Catania. Marino o non Marino, l’arroganza di De Laurentiis ha raggiunto picchi fastidiosi. È lui che mette i soldi, ma c’è modo e modo di trattare i propri dipendenti. Il 2-1 del Napoli al Siena non allontana la ghigliottina da Donadoni. 


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