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Dossier contro il facile entusiasmo
Come se non bastassero i fatti del 2006 a rendere il derby d'Italia Juventus-Inter molto più di uno scontro di vertice, ci si è messo anche una preparazione mediatica alla gara davvero esplosiva, imperniata sul caso dei cori contro Balotelli. Ma, a ben vedere, è stato il campo – e non gli spalti – a regalare i momenti di maggior tensione. La partita è stata soprattutto uno scontro muscolare basato sullo sfinimento dell'avversario. L'attendismo ha impostato la gara a scapito dello spettacolo.
Ferrara compie scelte che portano a una formazione di maggior equilibrio, abbandonando, per ora, il modulo iniziale dei tre trequartisti a supporto dell'unica punta. Stavolta unico regista offensivo è Diego ad assistere gli attaccanti Amauri e il capitano Del Piero, tornato al suo ruolo d'elezione. La diga formata da tre mediani come Marchisio, in giornata di grazia, Felipe Melo e Sissoko, copre una linea difensiva che vede centrali Chiellini e Cannavaro, mentre i terzini sono Grosso e Caceres, quest'ultimo altro hombre de equipo. L'equilibrio tattico, maggior difetto delle ultime partite, preoccupa di più, soprattutto in vista degli attaccanti Eto'o e Milito di certo più pericolosi di Nenè e Matri. Ed infatti i primi minuti, dopo due scorribande di Sissoko in area interista (il maliano ha davvero doti da giocatore di calcio totale), l'Inter comincia a grattare la corazza difensiva dalla corsia sinistra laddove Grosso lascia spazio per i contropiedi. È da lì che Milito indovina un passaggio filtrante in area, obbligando Caceres al primo di una serie di salvataggi provvidenziali. Tutto questo al 9° minuto, l'intensità emozionale (più che di gioco) c'è ed è visibile. Nelle situazioni di calcio d'angolo tra maglie juventine e interiste ci si scambia abbracci tutt'altro che affettuosi, Chellini e Cannavaro sono attivissimi in queste situazioni da all-in-the-box : è il napoletano a trattenere Samuel che fa per liberarsi cercando di intervenire su un traversone nato da un corner. L' argentino ex-romanista poi riserverà lo stesso trattamento a Chiellini in area interista. Saccani, che ha già intuito l'antifona, sorvola sempre mostrandosi fedele a questo metro di giudizio per tutta la partita. Il gioco è tutto a centrocampo, il possesso palla dimidiato in un due metà perfette. Il nostro leone Sissoko è un'ossessione del portatore di palla Stankovic, mentre Marchisio è protagonista nell'opera di illuminare il reparto offensivo. Merita una menzione speciale Caceres che vince ogni duello sulla fascia, impedendo le discese dell'irrequieto Muntari (i cui nervi scattano, forse a causa della puntualità dell'uruguagio). Il groviglio si sblocca al 20' quando Samuel compie un fallo assolutamente evitabile su Del Piero che si trovava spalle alla porta e defilato sulla trequarti. La sanzione dell'arbitro fa infuriare Mourinho che, deridendo la decisione con un applauso per niente encomiastico, dovrà lasciare la panchina al suo vice Baresi dopo l'inevitabile espulsione. Dal calcio di punizione incriminato nasce il gol juventino, prima attribuito a Melo, poi a Del Piero, infine a un tocco di Lucio. Dopo svariati replay non si capisce l'impatto decisivo che destina la traiettoria alle spalle di Julio Cesar, impegnato in un goffo salvataggio. Di certo c'è il vantaggio della Juve che scuote il tono guardingo delle squadre. L'inter prova a passare con Muntari ma Caceres lo contrasta sempre con successo, guadagnando una supremazia fisica sul ghanese che non è proprio un esegeta del fair-play. Intanto l'arrembaggio interista ci mette alla prova ma senza darci l'impressione di poter cadere da un momento all'altro. Melo si fa ammonire per un brutto fallo, poi dalla fascia di Grosso nasce l'azione del pareggio. Stankovic, lasciato liberissimo, riceve la palla da un calcio piazzato e alza un cross a pescare Eto'o, solissimo, pronto a insaccare di testa. Buffon può solo disperarsi della dormita dei suoi. Di qui alla fine dei primi 45 minuti c'è da registrare un'ammonizione sacrosanta a Samuel, e un difficile controllo di Del Piero che, cercato da una delle rare verticalizzazioni di Diego, trova una bella conclusione nello specchio di Julio Cesar. La ripresa continua a regalare timidi manovre, non a caso solo da un corner matura una pericolosa conclusione di testa di Samuel cui Buffon oppone un superbo colpo di reni. Dopo il consueto capolavoro di Gigi ne arriva un altro di Marchisio che, in un capovolgimento di gioco, raccoglie una ribattuta di Julio Cesar su una staffilata di Sissoko, finta di tirare neutralizzando Samuel, e colpisce sotto a superare il portiere con un pallonetto. Solo un gol di tale rapidità di esecuzione e pregevolezza tecnica ha potuto incrinare un equilibrio tattico noioso e apparentemente inalterabile. La contromossa di Mourinho, immediata, è l'inserimento di Balotelli per Muntari. Ma la riscossa degli ospiti non minaccia il vantaggio della Juve, c'è solo una gladiatoria lotta su ogni pallone senza esclusioni di colpi. Degno di nota l'aiuto che Buffon dà all'arbitro ammettendo un tocco così da concedere il corner all'Inter.
La gestione di Saccani merita i complimenti perché messa alla prova da Milito con una buona imitazione di un atterramento in area (le immagini rivelano il tuffo per altro encomiabile nella sua verisimiglianza), inoltre il fischietto nega il secondo giallo a Samuel che sbilancia Del Piero nel tentativo di tenerlo per la spalla. Decisione oculata al fine di scansarsi la solita lagna post-partita. Il finale conosce anche una serie di parapiglia in cui viene espulso (per doppia ammonizione) Melo, colpevole di un netto fallo di reazione su Balotelli; il numero 45 dell'Inter per altro non ha lesinato in fatto di performance attoriale, atta a fingere un colpo al volto che, le immagini rivelano, non c'è mai stato. Non mancheranno le contestazioni alle scelte di Saccani, il cui arbitraggio è stato però equilibrato e saggio. A scongiurare un pareggio grigio c'è stato un gesto tecnico, distintivo di un talento cristallino quale quello di Marchisio. Capello, un grande allenatore, ha detto che una partita del genere può essere decisiva sul piano psicologico, esulando dallo stereotipo secondo cui i big match sono solo partite calde, certamente passionali, ma non più determinanti di una gara contro l'ultima in classifica (come ha detto Mourinho, un allenatore meno grande di Don Fabio). Dopo questa vittoria la strada porta come tracciato obbligato ai facili entusiasmi, all'immancabile “il campionato è riaperto”, ma bisogna cercare di accumulare concretezza e non finire annichiliti negli automatismi tattici di ogni squadra di provincia. La prossima in campionato è contro un Bari rivelazione, per giunta in casa sua : se tra sette giorni si commenterà una debacle, l'ennesima contro una “piccola”, la vittoria di oggi non ha fatto maturare nessuna coscienza del proprio potenziale. Gli interrogativi sono ancora molti a partire da un Melo confuso nonché intemperante nella condotta, passando per un Diego che si auto-ghettizza sulla fascia anche quando è dichiaratamente l'unico trequartista in campo (ha innescato però l'azione del secondo gol), per finire con l'inconcludenza di Amauri.
Contro il Bayern e contro il Bari quindi deve attuarsi un assestamento, perché senza stabilità ci sarà posto solo per gioie effimere come quelle di stasera contro l'Inter.
Roberto Urbani
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