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| mercoledì 14 aprile 2010 | |
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Calciopoli, chiarezza per tutti Al di là del giallo sulla paternità del «Collina» sibilato, Facchetti che discute di assistenti e arbitri con Mazzei e Bergamo rimanda alla madre di tutte le «griglie», quella fra Moggi e Bergamo. Per i giudici, sciocchezze da slealtà sportiva; per chi scrive, capriole dialettiche da illecito. «Piaccia o non piaccia agli imputati» è il celeberrimo incipit dell’arringa con cui il pm Narducci, nell’ottobre 2008, scagionò le «cornette» nerazzurre. I processi sportivi hanno tempi brevi, isterici, e dunque, a maggior ragione, proprio l’immediato confronto di certe chiamate avrebbe contribuito a spazzare i dubbi e i sospetti di partigianeria (o no?). Viceversa, gli inquirenti le archiviarono alla voce «non ce ne può fregar di meno». L’Inter, sullo slancio, ci ricavò persino uno scudetto a tavolino, ancorché l’Uefa non avesse mai ordinato al professor Guido Rossi di porgerglielo.
Il 20 aprile, sempre che il processo non venga azzerato, si ripartirà da 75 nuove intercettazioni, che Teresa Casoria ha definito «rilevanti». In discussione non è la responsabilità di Moggi, ribadita dalle schede. Il «così fan tutti» agitato dai suoi avvocati, e puntellato dall’ultimo giro di nastri, lo aiuterà verosimilmente a sgominare l’infamia dell’associazione a delinquere. Resta il versante sportivo, ostaggio della prescrizione e dei gusti selettivi dei carabinieri. Gli «avanzi» che la difesa ha raccolto coincidono solo in parte con le sentenze del 2006. L’importante è che il presidente Abete vigili e non si faccia prendere la mano dagli Europei 2016, che l’Uefa assegnerà il 28 maggio e per i quali siamo in lizza con Francia e Turchia. Un eventuale insabbiamento sarebbe l’ultima pedata alla credibilità del calcio. Il processo sportivo va riaperto. In base ai tabulati, le società telefonanti sarebbero undici, undici su venti. Un giorno dovremo occuparci anche di quelle che non chiamavano; nel frattempo, chiarezza su tutto, per tutti.
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