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FUORI, FINALMENTE
Una volta da ragazzini ci si trovava ai giardinetti o in piazzetta, a seconda del numero dei partecipanti si formavano le squadre (al massimo di quattro giocatori) e poi iniziava il torneo; man mano veniva ripescata la squadra che aveva perso con il minimo scarto, poi quella che aveva segnato di più, eccetera, per fare in modo che tutti giocassero più o meno lo stesso numero di partite. Alla fine tutti a prendere l'agognato ghiacciolo al chioschetto.
Senza saperlo ai giardinetti si giocava già l'Europa League, mancava solo la televisione (per fortuna).
La Juventus, pur non avendo nel suo DNA le competizioni europee, pur essendo una squadra e una società in via di ricostruzione, almeno per pudore non dovrebbe però girare per l'Europa con un peperone in porta.
La rete subita a Poznan ricorda quelle segnate ai giardinetti (lì, forse Manninger farebbe una discreta figura), nei campionati di Promozione o quando in porta c'era Antonio Chimenti (ma questo forse è sinonimo del campionato precedente).
Un portiere dovrebbe dare sicurezza già dall'aspetto fisico e Manninger, con le sue guanciotte rubizze, il viso trasfigurato e gli occhi spiritati è l'esatta antitesi del portiere, tanto è vero che non prende un pallone nemmeno se lo glielo tirano addosso di testa e su calcio d'angolo. La situazione odierna dei portieri bianconeri ricorda tanto quella degli anni Settanta quando, dopo il ritiro di Anzolin e prima dell'arrivo di SuperDino Zoff, tra i pali della porta si avvicendarono i vari Carmignani, Tancredi e Piloni: qualcuno li ricorda ancora?
Fin da gennaio occorre quindi intervenire assolutamente per risolvere la questione portiere, ammesso che Buffon tra una scommessa ed una crisi depressiva abbia ancora tempo e voglia di parare, altrimenti....altrove.
In questo modo Storari potrebbe fare bella figura in panchina (la sua giusta allocazione) ed il Peperone potrebbe tornare tra i mastri birrai austriaci a cantare qualche bello Jodel: l'Austria ha molto verde, dunque non dovrebbe avere difficoltà a trovare un giardinetto dove giocare, ammesso che in Austria esista il calcio.
Ci sarebbe anche da sistemare il truciolone dell'attacco (lui sì che ai giardinetti sarebbe un vero rubacuori....), per adesso ci ha pensato il destino, a gennaio speriamo ci pensi Marotta.
Ben venga l'eliminazione da questa insidiosa zavorra per la quale la società avrebbe fatto bene a non iscriversi; non si crucci Del Neri e pensi a progetti più validi che non ad un surrogato annacquato di una coppa che è l'Europa League.
In Europa la Juventus ha sempre e solo vissuto di exploits, come nell'era Platini o in quella di Lippi. Basti pensare che le Juventus di Heriberto o di Vyckpalek avevano fatto più strada di quella di Capello o di alcune di Lippi.
Di questa eliminazione si rammaricherà soltanto qualche buontempone che magari aveva già acquistato il biglietto per il City nella speranza di poter "saltellare" con Balotelli.
Qualcuno ha giustamente fatto notare che grazie a farsopoli la Juventus è precipatata nel ranking Uefa e dunque per un po' di anni non sarà teste di serie nemmeno dovesse vincere due Champions (e daje con 'sti nomi delle balle) vincendo pure tutte le partite. E allora? Chissenefrega.
Se essere testa di serie vuol dire uscire al primo girone di qualificazione o passare a malapena per la differenza reti, meglio mille volte partire a fari spenti e senza i favori del pronostico (quegli stessi che la Juve aveva ad Atene, Manchester, Monaco, eccetera eccetera); oltretutto è proprio in quelle situazioni che storicamente la Juventus ha sempre dato il meglio.
Quindi in alto i calici per a festeggiare questa eliminazione, dalla quale tra l'altro si torna con una bella notizia: nessun infortunato, e di questi tempi basta e avanza.
Alberto Rossetto, da sempre e per sempre juventino.
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