marted́ 06 novembre 2007
FRATTURA DEL PERONE PER L’ENTRATA DEL CENTROCAMPISTA BIANCONERO
Pavel il duro: "Mi dispiace, cercavo la palla"
Un campione discusso anche dai colleghi. Mexes: non lo sopporto. E Mancini lo accusa di essere un simulatore
FABIO VERGNANO, INVIATO A BAVENO

Per ora è finito in un blog di nemici. A gennaio diventerà addirittura un libro dal titolo «Non stimo Nedved e tutti gli antisportivi». Pavel è così, un giocatore senza mezze misure: scatena grandi passioni, ma anche odi feroci. Chiedere a Mexes con cui ha litigato a Cesena durante un’amichevole estiva. O ad Almiron, che oggi gioca con lui, ma fino a qualche mese fa detestava Nedved per i suoi atteggiamenti in campo. Salvo poi ricredersi quando ha avuto modo di conoscerlo a fondo. Adesso che è molto vicino a chiudersi dietro le spalle la porta di una carriera da protagonista (se non cambierà di nuovo idea), pare essersi accentuata la sua fama di duro. Anche perché quando non è in condizione, viene fuori la parte peggiore del ceco di Cheb. La gomitata al genoano Danilo gli è costata due giornate di squalifica. L’ammonizione di domenica sera per l’energico intervento su Figo gli varrà un altro stop di una giornata perché era diffidato. E contro gli stessi nerazzurri era al rientro dopo la squalifica.

Giorni neri. Il brutto incidente occorso al portoghese dell’Inter fa certamente parte della casualità. Tuttavia Pavel non ha il piede morbido, non l’ha mai avuto. L’anno scorso a Genova ha perfino schiacciato l’alluce dell’arbitro Farina. Nessuna volontarietà, soltanto irruenza. Risultato: cinque giornate in castigo. Ha sempre preso tanto in fatto di calcioni, ma molto ha restituito. Irascibile e talvolta rissoso, per i detrattori è soltanto un simulatore. Lo pensa anche Mancini che è stato suo compagno alla Lazio. A volte, lo ammette lui stesso, si lascia cadere per prendere qualche secondo di riposo. E poi ripartire chioma al vento.

Il peggio di Pavel veniva annegato nel mare di prestazioni vigorose, importanti, decisive. Oggi si sottolinea soltanto il lato deteriore del centrocampista, che non riesce ancora a giocare partite all’altezza della sua fama ed è spesso vittima di un nervosismo che sa tanto di frustrazione per non essere il Nedved di sempre. «Se è insoddisfatto di se stesso mi piace anche di più», ha detto ieri Ranieri che non ha mai conosciuto il vero Nedved e deve accontentarsi per ora della sua controfigura.
Ieri quando ha appreso che l’infortunio di Figo era più grave del previsto, il ceco ha offerto le sue scuse: «Non era mia intenzione fargli male, mi sono già chiarito con lui domenica sera e spero si si riprenda al più presto». Parlando da Pallone d’Oro a Pallone d’Oro, Nedved ha dato quindi la sua interpretazione dell’accaduto: «Si è trattato di un incidente di gioco assolutamente casuale, io ho cercato soltanto di intervenire sulla palla. Mi dispiace molto che queste siano state le conseguenze».


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