|
LETTERA APERTA AL PRESIDENTE COBOLLI GIGLI
Egregio signor presidente,
vorrei portare alla sua attenzione alcune riflessioni che ha suscitato in me la lettera da lei fatta pubblicare sul sito ufficiale della Juventus in merito agli arbitraggi che in questo campionato stanno danneggiando in maniera evidente la nostra squadra.
Quali risultati pensa che si possano ottenere da un'iniziativa del genere, a parte la derisione e il dileggio dei nostri avversari?
Lei pensa veramente di difendere gli interessi della Juventus in questo modo?
Ritorniamo per un attimo al passato: due anni fa, quando c'era veramente la possibilità di difendere l'onore di questa gloriosa squadra con iniziative concrete e non con ridicole lettere, lei si è tirato indietro. E con lei tutto lo Stato Maggiore bianconero, dalla proprietà fino all'ultimo dirigente. Quando c'era la possibilità di ricorrere al TAR contro una sentenza scandalosa ed evidentemente costruita ad arte per colpire un unico obbietivo, lei non ha sentito l'esigenza di fare alcunché. Oggi, dichiara che la Juventus "non può continuare a pagare per colpe per le quali ha già scontato una pena".
Complimenti: in un colpo solo, ha ammesso che secondo lei la Juventus era ed è colpevole dei fatti per i quali è stata condannata, e ha gettato più fango addosso ai gloriosi colori bianconeri di quanto non siano riusciti a fare i nostri più acerrimi nemici.
Le devo forse ricordare che la sentenza di condanna ha "interpretato un diffuso sentimento popolare" e nulla più? Che non c'erano e non ci sono prove a carico della Juventus tali da giustificare il calvario che abbiamo dovuto sopportare? E' come se io fossi messo in prigione perché "tutti pensano che sono un ladro" e la corte nel condannarmi "interpretasse un diffuso sentimento popolare" senza peraltro avere le prove... non credo proprio che ne sarei felice, e credo che mi batterei con tutte le mie forze e con tutti i mezzi che la giustizia mi concede per dimostrare la mia innocenza.
Questo per la Juventus non è stato fatto. 110 anni di storia non sono stati difesi in maniera adeguata, si è accettato di chinare il capo e dire "scusate, non volevamo, non lo faremo più", volgendo i palmi delle mani alle bacchettate dei nostri detrattori e regalando a destra e a manca trofei che la squadra aveva conquistato sul campo e con pieno merito.
Ora, dopo tutto questo, dopo aver ammesso che siamo colpevoli, con quale coraggio, presidente, lei chiede che siano tutelati i nostri interessi? Con quale coraggio chiede garanzie sulla regolarità del campionato, dopo aver implicitamente ammesso che solo la Juventus e la sua precedente dirigenza erano responsabili di eventuali irregolarità?
In questo modo, porge il fianco alle risposte del presidente della Reggina, che candidamente dichiara che loro sono stati sfavoriti in altre occasioni, e ora tocca a noi subire torti arbitrali. Non solo: porge il fianco a chi ha sempre sostenuto la tesi del complotto, che non esisteva prima e non esiste adesso. Gli arbitri sono solamente incapaci di gestire il calcio moderno, troppo veloce, troppo duro, troppo "da furbetti" perché due soli occhi possano vedere tutto.
Da ultimo, la sua lettera ha provocato la risposta di Abete e dell'AIA, che hanno ribadito ancora una volta come loro siano al di sopra di ogni sospetto, che il campionato sia regolarissimo ed eventuali errori siano umani e certamente fatti in buona fede. Tutte belle parole, tutti concetti assolutamente condivisibili, se non fosse per un particolare: le stesse cose le abbiamo ripetute fino allo sfinimento anche noi, negli anni scorsi, quando tutti ci davano dei ladri. Perché all'epoca questi concetti non valevano? Perché noi eravamo comunque ladri? E, soprattutto, perché quando si è trattato di mettere queste parole nero su bianco, portando questi ragionamenti al TAR per dimostrare che il processo nei confronti della Juventus era solo una gigantesca montatura, non è stato fatto?
Ogni azione porta ad una reazione uguale e contraria, egregio signor presidente. Lei oggi usa le argomentazioni care ai nostri rivali fino ad un paio di anni fa, e ottiene in cambio le stesse risposte che davamo noi all'epoca. Tutto torna. Tranne una cosa: nel frattempo la Juventus è stata spazzata via, e il danno è irreversibile.
Invece di scrivere lettere "aperte", avrebbe potuto prepararle, farle battere ai suoi avvocati e "chiuderle" in una busta, indirizzata al TAR o al TAS di Losanna, nella ormai lontana estate di due anni fa e nei mesi appena successivi. Quello sì che sarebbe servito a qualcosa.
Oggi, è tutto inutile.
Distinti saluti,
Marco Gregis
ieri, oggi, domani: solo e sempre Juventus
|